289

Lampedusa, le bare nell'hangar289. Un numero. Nè un nome, nè un volto, non una storia da raccontare di vita vissuta. Tutto quel che resta di una non vita, della sola speranza di una vita migliore, in una terra felice supposta, sognata, immaginata da una giovanissima donna africana, salita su una barca sgangherata insieme a centinaia di altre persone. Forse lo ha fatto soprattutto per te, piccola creatura senza nome ma con un numero sulla bara; forse tua madre sognava per te una vita “normale” in un posto qualunque fuori dall’inferno in cui si trovava lei: forse l’Italia, o la Francia, o la Svezia o chissà dove.

Sei nato e sei morto nello stesso momento, in una accelerazione estrema e innaturale degli opposti dell’esistenza; non hai visto la luce, non hai sentito il caldo abbraccio di tua madre, le uniche forme di tenerezza e in qualche modo di affetto che la tua vita-non-vita ti ha riservato sono state le lacrime piene di umana pietà di chi ha ti ha tirato fuori da quella barca maledetta, in fondo al mare.

Una bara marrone, accanto a tante bare bianche, ancora avvolto nel cordone ombelicale che ti lega alla tua mamma; chissà chi è tuo padre, se è rimasto in Africa, se è morto con te nel mare di Lampedusa, se ha mai saputo che tu ci sei, o avresti dovuto esserci, chissà se sei stato frutto dell’amore, o del caso, o, peggio, di una qualche becera violenza; chissà che vita avresti avuto. Saresti cresciuto lontano dalla terra dei tuoi genitori, avresti imparato una lingua diversa, ti saresti innamorato, saresti stato cristiano, musulmano, ateo, induista, avresti vinto il Nobel per la Letteratura, saresti stato un bandito, un bancario, un operaio.

Chissà cosa saresti stato.

Probabilmente, come la stragrande maggior parte dei comuni mortali, non avresti avuto mai gli onori della cronaca, non saresti andato sui giornali, non avresti avuto sconosciuti, come me, commossi per la tua sorte, non avresti visto Potenti della Terra piangere, sinceramente o meno lo sa solo la loro coscienza, sulla tua piccola bara, di fronte a quel numero, 289.

Avresti visto la luce, vissuto la tua vita, una vita qualunque, facile o difficile, felice o dolorosa, ma una vita, purchè sia, come è giusto, come sarebbe stato giusto, che fosse.

Mai come in circostanze del genere, spero che il mio animo di credente abbia ragione, che ci sia davvero un Aldilà, che esista davvero un posto da qualche parte dove potrai sorridere ed avere un volto. E dove non sarai solo un numero: 289

Basilio Milatos © riproduzione riservata (foto by Leonardi – Lapresse)

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