L’UOMO DI DESTRA E LE PRIMARIE DEL PD

L'uomo di destra e le primarie del PDUn gazebo bianco. Un giorno di festa. Una fila breve, ordinata, che procede rapida e senza intoppi. Tra pochi minuti un uomo di destra avrà finito. Avrà votato per le primarie del Partito Democratico. Un tempo Pds. E prima ancora Pci. Il “nemico” per antonomasia di una volta, di un’epoca non lontana e neppure breve. E allora che ci faccio qui? Si chiede all’improvviso l’uomo di destra. Gli passano per la testa flash distinti e distanti. Il pranzo dell’Immacolata è stato consistente, innaffiato da qualche bicchiere di buon rosso, forse anche per questo gli compare davanti un baffino e una voce fuori campo che gli ingiunge in modo perentorio “Di’ qualcosa di sinistra, D’Alema”! Subito dopo un’altra voce e un altro volto con un paio di occhiali e una cravatta improbabile: ” Di’ qualcosa di destra, Fini”! E poi rivede ricordi nitidi e sbiaditi di riunioni interminabili, stanze con nuvole di fumo, discussioni accese, speranze. E delusioni, tante delusioni, che arrivavano ora da singoli individui ora dal popolo, il fine e il mezzo di ogni pulsione politica, che alle urne non aveva “capito” abbastanza. Sullo sfondo, la ricerca inquieta di qualcosa o qualcuno in cui credere. Ricerche a volte piene di speranza e passione, altre volte di malinconia, per gli echi sotterranei di quella frase in agguato sempre lì, nascosta da qualche parte nella coscienza o urlata in faccia da chi è disilluso da sempre e non sopporta che gli altri abbiano ancora speranze e sogni, malgrado tutto: tanto non cambierà mai nulla. Oppure, la sua variante sicula: cambierà qualcosa perché alla fine non cambi nulla. O ancora: ma chi te lo fa fare?? L’uomo di destra se lo chiede anche lui, ogni tanto: chi me lo faceva fare? Che ne è stato di tanti sogni, dei miti, le battaglie universitarie, in quegli anni strani, che erano ancora troppo vicini alla Grande Contestazione perché del ’68 si comprendessero appieno i danni sulle generazioni successive, insieme alle sacrosante rivendicazioni. Si tendeva a mitizzarlo, invece, e inconsciamente a volerlo in qualche modo riproporre, ciascuno nella sua parte della barricata: così, nascevano anche alla fine degli anni Ottanta Pantere, panterine, occupazioni scolastiche o accademiche che, alla fine, servivano solo per qualche canna e qualche scopata fuori registro, fatta più per il piacere sottile di consumarla nel luogo preposto alla formazione delle nuove classi intellettuali che per la cosa in sè.

Si fa tante domande, l’uomo di destra, mentre una signora accanto dice allo scrutatore: “Sono qui e nemmeno so perché, sa? La sinistra non esiste più, che sono venuta a fare”. Non arriva nessuna risposta, tanto, anche se lo scrutatore ne avesse una, è chiaro che la domanda era posta per rimanere senza risposta. L’uomo di destra fa per parlare, si rivolge alla signora, muove le labbra, poi ci ripensa e tace. Ma lei se ne accorge, lo guarda e gli fa:

– Giovanotto, lo so cosa vorrebbe dirmi, sa? Che noi vecchi compagni dobbiamo crederci sempre, mica mi vorrà fare un pistolotto sull’impegno e la partecipazione, eh?

– Vuol proprio saperlo, cara signora? Non le faccio il pistolotto, però si ricorda Gaber? La libertà è partecipazione. E a proposito di Gaber, voi di sinistra smettetela di appropriarvi di modelli che non sono vostri, sono di tutti! I cantautori? A sentir voi, tutti di sinistra. Le battaglie ecologiste? Tutte di sinistra. La lotta antimafia? Tutta di sinistra. E basta!

La signora la guardava con una faccia a metà tra il divertito e il trasecolato. – Voi di sinistra?? – gli disse – Ma come voi di sinistra? Lei è qui a votare per le primarie del PD, ha presente?? E dice a me voi di sinistra??

– Dimenticavo: io sono di Destra. Mi correggo: sono stato sempre di Destra.

– Perché, ora cos’ è? E comunque, a maggior ragione, allora: che ci fa qui?

– Ora non sono di destra né di sinistra, e sono qui per… per… ma insomma, che domande. Sono qui perché ci credo. Non so più bene in cosa, ma ci credo. Non mi arrendo. Non smetto di sognare, malgrado tutto. Se lo ricorda De Gregori in La Storia? Il “vostro” compagno? Ecco, non mi lascio “convincere a restare chiuso dentro casa quando viene la sera”. Io e lei, noi e voi, siamo stati nemici per tanti anni, ci siamo odiati e invece, alla fine, al netto dei pezzi di merda interessati che c’erano di qua e di là e soprattutto in mezzo, eravamo, di qua e di là, solo gente che avrebbe voluto una società migliore, ognuno con la sua bandiera, i suoi totem, i suoi miti.

– E l’abbiamo ottenuta la società migliore?

– E’ arrivato il mio turno, signora, devo votare, arrivederci…

L’uomo di destra consegna il documento, prende la scheda, paga volentieri, quasi sorridendo, i due euro richiesti; li considera una sorta di equo corrispettivo per la democrazia partecipata, lui che dalla sua parte di possibilità simili non ne ha mai avute. Si accomoda in quello che teoricamente dovrebbe essere il “segreto dell’urna”, ma che in realtà è un modesto tavolino senza nessuna barriera visiva, e si ritrova nel momento di apporre la fatidica X. Si sente strano, è indeciso. Non può pensarci a lungo, altra gente aspetta dietro di lui. L’uomo di destra lo fa: vota. Ora è ufficialmente un elettore alle primarie del Pd. Non importa per chi vota: in fondo, non è andato lì perché ci tenesse da matti a votare qualcuno in particolare. Ci è andato per lottare, ancora e comunque. Per dire la sua, ancora e comunque; perché la fiamma della Politica, ancora e comunque, in certe anime non muore mai

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...