SERA DI FESTA (di Germana Fabiano)

BonsaiPremessa: Oggi Cosedentroefuori ha il piacere e l’onore di ospitare il racconto breve di un’amica, Germana Fabiano. Questo è un blog di scrittura “amatoriale”, ma Germana è la felice eccezione, in quanto  autrice brillante già di due romanzi e due raccolte di racconti brevi, con recensioni prestigiose. Dalla seconda raccolta, Racconti Bonsai, è tratto Sera di festa, che, come gli altri racconti “bonsai”, ha un finale sorprendente, che ribalta la prospettiva del lettore. Buona lettura.  Basilio Milatos

SERA DI FESTA

Le due donne stavano in cucina e tentavano di mettere insieme una cena, con poco successo.

“Tuo padre è sempre il solito, gli dico di uscire a prendere l’acqua e mi torna a casa con un sacco di estranei a cui dare da mangiare, ma chi li ha invitati questi qui!” sbottò la madre a un tratto.

“Shh, possono sentirti” disse la figlia, mentre metteva a scaldare il pane nel forno.

“Sì, quelli! Quelli pensano solo a bere e a discutere e tu cerca piuttosto di non origliare, le loro chiacchiere non ti devono interessare”.

“Sono in tanti, mamma, servirà altro vino” disse la ragazza. Aveva sedici anni, le forme piene e folti capelli scuri. Si indovinava, guardando la madre, come sarebbe diventata con gli anni. Per tutta la sera aveva cercato di blandire la madre e di capire cosa dicessero a tavola quegli ospiti inattesi, ma non era facile perché ad occuparsi della cena c’erano solo loro due che andavano e venivano dalla cucina; papà era corso dai vicini a chiedere verdura e altro vino. Ma nell’andirivieni tra la cucina e la sala da pranzo la ragazza tendeva l’orecchio, curiosa, e cercava di attirare l’attenzione del più giovane degli ospiti. Lui l’aveva ringraziata quando aveva portato il vino in tavola e le aveva anche sorriso. Magari sarebbe riuscita a capire dove sarebbe andato il giorno dopo, o dove abitava. Forse avrebbe potuto rivederlo…

“Meno male che la casa l’avevamo già pulita… ma dico io, giusto nei giorni di festa quando la gente vuole stare tranquilla… e dove la trovo io altra verdura…speriamo che tuo padre si ricordi di passare anche da Maria, che ne ha sempre un po’ in più”. La mamma blaterava senza sosta e lei non riusciva a sentire nulla di ciò che dicevano nella stanza accanto.

“Togli tu il pane dal forno, mamma. Io gli porto altro vino” propose. Prese  una brocca e tornò in sala da pranzo. Gli ospiti stavano ascoltando affascinati quello di loro che sedeva al centro della tavolata e sembrava avere chissà quali segreti. Ogni volta che lei si avvicinava, lui smetteva di parlare e gli altri la guardavano un po’ infastiditi, come se avesse interrotto meravigliosi racconti riservati unicamente a loro.

“Però il vino lo volete” pensò lei indispettita, e posò la brocca sul tavolo con un gesto aggraziato e un sorriso ipocrita. Mentre tornava in cucina, quello seduto al centro riprese a parlare con il tono di uno caduto in trance. Lei colse al volo qualche parola, qualcosa a proposito del fatto che non avrebbe mai più bevuto.

“Un altro che non regge il vino, esagera e poi straparla” pensò la ragazza rientrando in cucina mentre la mamma ne usciva col pane caldo. Riempì un’altra brocca con il poco vino rimasto.

“Se tuo padre non torna subito non so proprio che dargli a questa gente! Ma in che situazioni mi mette! ” borbottò la mamma rientrando in cucina. Poi le due si sedettero a sbocconcellare pane e verdura, in silenzio. A un tratto, dalla stanza accanto si udirono voci concitate, rumore di sedie smosse, i passi di qualcuno che correva e usciva in strada. Dalla finestra, la ragazza notò una figura massiccia che fuggiva via.

“Strana gente, forestieri!” commentò la mamma scuotendo la testa. Sentirono chiamare e andarono in sala da pranzo. Gli ospiti stavano andando via di fretta, dovevano aver litigato di brutto perché sulla faccia di tutti loro c’era la medesima aria di disfatta. Le ringraziarono per l’ospitalità e sparirono senza troppi convenevoli, così come erano arrivati. La ragazza ci restò male, perché il bel tipo che aveva adocchiato non le disse neanche arrivederci.

“Meglio così” sibilò la madre “comincia a sparecchiare, tu !” La ragazza obbedì, ripulì il tavolo e raccolse le coppe ormai vuote, quelle di legno intagliato dove il vino si assaporava meglio.

“Si sono portati via una coppa”

“Come?” rispose la mamma dalla cucina.

“Ne avevo messe a tavola tredici e ne manca una, dal posto centrale“.

“Ci stava seduto quello strano, con la tunica rappezzata. Quello che tuo padre chiama il Maestro. Ma mi sente, appena torna! Maestro di che, vorrei sapere. Tutti ladri questi forestieri, lo dico sempre io!”  Tornarono a sedersi in un angolo della cucina.

“Dimmi tu se questa è una cena di Pasqua!” si lamentò ancora la madre, addentando i resti di una pagnotta ancora tiepida.

Germana Fabiano © Riproduzione riservata

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