LE PAROLE

ParoleE’ tardo pomeriggio, sarà che sono digiuno e stanco (abbiate comprensione…), ma mentre mi chiedo se ho più voglia di un panino o di cercar forma ad un pensiero, mi ronza in testa uno strano dilemma, di natura esistenzial-comunicativo-alimentare: ci si può nutrire, e nutrire gli altri, di parole? Si può fare indigestione, abbuffarsi, nausearsi, essere bulimici e compulsivi di parole, così come del cibo? Chissà. Di certo c’è che entrambi, il cibo e le parole, soddisfano bisogni. Propri e altrui. Consci e inconsci. Essenziali, basici, oppure profondi, reconditi.

Mi sembrano un binario che corre insieme alla vita, le parole, a volte parallelo, altre congiunto o frapposto. L’essere umano riceve input razionali, emotivi, istintuali, inconsci; li ri-elabora dentro di sé e poi li restituisce sotto altre forme. Una di queste è le parole, universo intangibile, immateriale: tirano fuori quello che è dentro, a volte stratificato sotto sedimenti consistenti. Oppure, al contrario, dissimulano, alzano muri, proteggono o accentuano fragilità. Il primo compito cui sono preposte, le parole, è comunicare. Informazioni, semplici o complesse. Amore, gioia, dolore, malessere, nostalgia. Lo fanno quando vengono dette, ma anche quando sono taciute. Possono stordire chi parla e chi ascolta. Possono sognare e far sognare  Possono dire molto, non tutto. Per il “tutto” serve sempre altro, le parole non bastano, per fortuna. Oppure dicono poco, mai niente: qualcosa rivelano sempre, a prescindere.

Sono un’ancora di salvezza, non di rado, le parole. Un appiglio intangibile, la zattera alla deriva che resiste. E che emette un suo particolare segnale luminoso, non è detto che sia una richiesta d’aiuto, comunque è un messaggio da decifrare. Può essere rivolto a nessuno, a se stessi, all’infinito, ma anche su quella zattera senza meta il naufrago qualcosa sta comunicando.

Alla stessa stregua del denaro, le parole sono un mezzo e non un fine. Non per tutti, in verità: alcuni le usano per sentirsi parlare, per rubare la scena, per esaltare il proprio ego, insomma, le parole fini a se stesse. Altri per manipolare. Alcuni, fortunati eletti e ben voluti dalla Musa della scrittura, con le parole inventano storie fantastiche, nel senso di frutto di fantasia ma anche in quello di bellissime. Disegnano trame intrecciate, capaci di far incontrare angeli e demoni, drammi e commedie, incubi e sogni. E poi ci sono quelli a cui invece le parole servono per tentare di capire la realtà dentro e fuori da sè. Per cercare la Verità. La mitica e mitizzata, misteriosa, complicatissima o elementare Verità. Assoluta o relativa, va bè, che importa. Per darle un senso logico, se una logica c’è. Per maneggiare senza troppe ustioni il magma lavico della vita. Per vedere laggiù in fondo, se ci sono indicazioni dalle parti dell’anima, meglio ancora, istruzioni per l’uso. E se non ci sono, cercare le lettere adatte a scriverle.

Insomma, sono importanti le parole. Chi lo sa tenta di averne cura. Come per le avvertenze sulle medicine: attenzione, utilizzare con cautela, il prodotto può avere effetti indesiderati. Eppure a volte non riesce a farsi capire. Non come vorrebbe, non da chi vorrebbe. Le adopera per abbattere muri o prevenirne l’innalzamento. Ma più lo fa e più quei muri crescono in altezza e in spessore, come se le parole -cellule improvvisamente impazzite in un corpo malato- conseguissero l’esito esattamente opposto a quello voluto. Confondere e distorcere invece di chiarire.

Sono duali, le parole, e fors’anche per questo affascinanti, se non sono noiose. Duali, come il cibo. Che può garantire la sopravvivenza, le funzioni vitali, ma anche essere nocivo. Può amplificare o seppellire emozioni. Consolare se stessi o gli altri. Dare piacere. Dare malessere. Creare dipendenza. Io tendo a mangiar troppo, così sembra. E di conseguenza poi mi obbligo a mangiar poco. A volte mi vengo a noia da solo, per questa continua oscillazione, a volte rasento la nausea, da me, non da cibo. E anche con le parole sospetto di navigare a molte miglia di distanza dai porti dell’equilibrio. Amo le parole, ma anche loro a volte mi saturano. Possono essere, o risultare, così piene di nulla, così ingombranti nella continua ricerca di definizione, di dar forma a cose che non sempre vogliono averne una. E allora è meglio il silenzio, come il digiuno da cibo. Una buona sana dieta di parole. Dieta mediterranea, frutta e verdura. Poche parole, essenziali, senza fronzoli. Un giorno proveremo anche quella, promesso, mi taccio, un giorno… forse!

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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2 pensieri su “LE PAROLE

  1. Straordinario come sempre la facilità con cui rendi facile il tramutar un pensiero, una riflessione in parola logica

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