CARTELLONI PUBBLICITARI

L'uomo è ciò che mangia cartellone pubblicitarioCartelloni giganti per le strade della mia città. Pubblicizzano un ristorante new age, di quelli che fanno tendenza ultimamente. Il claim recita: “L’uomo è quel che mangia”, citando il filosofo Ludwig Feuerbach .

Sinapsi immediata on my mind: ripenso a tutte le schifezze che ho mangiato in vita mia. Depressione che mi assale.

Mi rifiuto di accettare il messaggio! Cambiamolo. Come?

Potrebbe essere, chessò, l’uomo è quel che pensa? Ecco, si, coi pensieri vado molto meglio.

Uhm… però… se mi soffermo su quanti miliardi di pensieri inutili, indefiniti, inconcludenti… Depressione esultante, torna ad affacciarsi con un ghigno beffardo. 

Non ci siamo. L’uomo è… è… è… quel che fa? Questa si che è saggia. In fondo è la verità, no? Cosa conta, alla fine, più delle nostre azioni. Dai, non è male, a pensarci, di cose ne ho fatte in vita mia. Neanche poche. Ne ho pensate milioni, ne ho fatte decine di migliaia. Accettabile, no? Come? Vocina da non so dove, come il coro in teatro nell’antica Grecia, vocina di Verità Superiore mi pungola: cala cala… Ok, ne ho fatte solo qualche migliaio. Cala cala… E che diamine, ne ho fatte alcune centinaia, ti stai muto ora? Eh, questa te la possiamo lasciar passare.

Si ma… Com’è il rapporto milioni su centinaia? Non brillo in matematica, ma capisco quanto basta perché un indefinito ghigno senza volto, malefico e sarcastico, si riaffacci a darmi un salutino, a molestare la mia autostima. Non mi va ancora bene. L’uomo è che quel sente. Sentimenti? Per carità, una confusione da perderci la testa. E’ quel dice? Vuoi scherzare? Con tutte le parole inutili che dico e scrivo io… 

Insomma, come lo cambiamo sto’ cartellone, cos’è l’uomo, quindi?

Senti, facciamo così: al vostro ristorante ci vengo lo stesso. Ma non mi deprimete tappezzando la città di messaggi filosofici a forte rischio di risultarmi indigesti… prima ancora di mangiare!  

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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2 pensieri su “CARTELLONI PUBBLICITARI

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