LO SPRECO

sorriso per lo sprecoUn volto tirato. Un sorriso non dato e per uno strano sortilegio trasformato in una raffica di acidità malcelata. In verità, non ha nessuna voglia di celarsi, vorrebbe solo diffondersi e corrodere sorgenti pure. Oasi salvifiche che ci sono, che resistono malgrado tutto. Non è cattiveria vera, solo gratuita. Inutile. Scartare il cioccolatino, la parte più dolce, e ingoiare la carta che lo avvolge, tossica e nociva. Intossicarsi per niente. Niente. È lo spreco della vita vera. Un peccato.

Camminare a occhi chini. Non sentire niente intorno, non guardare il cielo, chiudersi. Arroccarsi sulle proprie torri di vittimismo, sentirsi in diritto di poter sparare ad altezza uomo solo perché ci sono ferite ancora aperte e l’esigenza di difendersi giustifica tutto, come se le ferite non le avessero anche gli altri. Credere di guarirle e invece perpetuarle. È uno spreco. 

Tanti anni fa conobbi una ragazza. Fu in un luogo triste, un ospedale, uno di quelli in cui la battaglia più cruenta che si possa sopportare al massimo sposta un po’ le lancette dell’orologio. Qualche settimana o qualche mese in più di vita, o sperare nei miracoli, e convincersi che possono accadere. Ma poi non accadono. Pensavo che fosse per questo che una sera la vidi piangere. Era tedesca, provammo a parlare, in un improbabile inglese. Mischiando gesti, fonemi improvvisati, parole di spagnolo. E persino qualche sorriso. Mi disse che non piangeva perché sapeva di morire. Ma per non aver vissuto veramente, per avere buttato via anni, sentimenti, persone. Per sentimenti negativi. “Il dolore di una malattia non è uno spreco. È la vita, a volte è fatta così. Per chi lo supera, o per chi rimane, il dolore serve, aiuta a crescere, fa capire. Lo spreco è poter sorridere alla vita e invece urlarle contro. E non serve a niente, è un crimine contro se stessi e gli altri”. 

I doni pensati, e alla fine non dati. Rimasti solo pensati, quando non è sempre vero che basta il pensiero.

Gli slanci repressi, i timori di esporsi, il pudore quando non è dignità, ma solo paura.

L’istante di troppo che impieghi prima di rispondere subito “si!” a una richiesta d’aiuto che si può dare. A fatica, ma si può.

L’istante di troppo che impieghi prima di chiedere aiuto, quando ne hai disperatamente bisogno, ma un disperato orgoglio ti frena.

L’incapacità di cogliere la vibrazione, guardare le crepe che si formano tutto intorno e urlare di rabbia solo quando si è già in mezzo alle macerie ed è crollato tutto. Quando non serve più, neppure agitarsi.

Avere un talento, una minuscola frazione o solo un’illusione di talento, un sogno: e non far nulla, o non fare abbastanza, per inseguirlo. Risparmiare le gocce di sudore che sarebbero servite per coltivarlo.

E’ uno spreco.

Ma lo spreco peggiore di tutti, quello che non si dovrebbe mai, mai, fare è non amare. Per paura, egoismo, dabbenaggine o quel che sia,  amare male, senza che l’altro percepisca. O amare col freno a mano tirato, all’insegna del vorrei ma non posso. Si può sprecare qualsiasi cosa, tempo, denaro, fatica, qualche (non troppe) occasione. Ma non amore.

“L’amore conta, l’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte”?

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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