COMUNQUE CATERI’

Comunque Caterì– Lei è sempre così gentile con me, delicato, non voglio abusare del suo tempo e della sua pazienza. Con la faccia che mi ritrovo oggi poi…
– Ma scherzi, Caterina, cosa vai a pensare. Il tuo volto è sempre incantevole, una delle poche visioni che mi allietano l’anima, di questi tempi. Insieme al viso dei miei figli, che sono tutto per me, s’ intende. Dimmi piuttosto, cosa ti turba?

Caterina aveva gli occhi lucidi. Era bellissima, come sempre, ma era una bellezza triste, emaciata.

– Hanno buttato fuori mio figlio. Lo hanno umiliato. Lui non ha voluto dirmi tanto, sono sicura che è stato per me. Qualche grandissima zoccola, di quelle vere, deve avere parlato assai.
– Non andava in scuola privata?
– Si, all’Istituto ecclesiastico del Sacro Cuore, pago un sacco di soldi. Ovviamente, mi capisce, con discrezione. Lei si ricorda pure le mie faccende personali, le cose che le racconto quando mi viene a trovare, è davvero gentile
– Vorrei poterti aiutare, ma non saprei se…
– Lo so. Lo dico io che non siete tutti uguali. Lei si vede che è abituato ad ascoltare le persone, che le cose se le prende a cuore
– Ma tu per me sei speciale, Caterina, lo sai…
Lei singhiozzava sforzandosi di reprimere il pianto. Lui le accarezzo’ i capelli con dolcezza, poi il viso. Con le dita le sfiorò il collo e dietro le orecchie notò un gonfiore.
– Che hai quì, Caterina?
– Niente…
 – Ripeto la domanda: che hai quì, come te lo sei fatta? O dovrei dire chi te lo ha fatto?

Il suo tono si era fatto severo ma al contempo protettivo, quasi paterno.

– Mio marito… Lo sa, è disoccupato. Disperato. Ogni tanto alza il gomito, capita che perda il controllo… Ieri ho portato solo 200 euro, gli sono sembrati pochi…
– Vuoi che faccia intervenire qualcuno? Potrei fargli prendere paura, per una via o l’altra…
– In che senso?
– Beh, conosco prefetti e generali, basta che faccia una telefonata e lo mandano a prendere. Una notte in gabbia aiuta a capire che certi comportamenti con una donna non si tengono. Oppure potrei chiedere una cortesia a qualche amico che per me farebbe di tutto. Sai, di quelli che mi danno una mano quando ci sono le elezioni… E che sarebbe facilmente in grado di usare con tuo marito argomenti convincenti. Gli passerà la voglia di alzarti le mani.
– No no, grazie, ma non si distutbi. Gaetano non è cattivo, abbiamo troppi problemi, ogni tanto perde la testa, ma ci vogliamo bene. Davvero.
– Contenta tu… Devi farti rispettare dagli uomini, Caterina. Una femmina come te merita tanto…
– Lei mi commuove. Piuttosto… Se potesse…. Lei conosce tanti uomini di chiesa, se all’istituto riprendessero mio figlio… Per me è una spina nel cuore. Tutto, tutto questo, qualsiasi cosa posso sopportare, non mi pesa se so che lui ha un futuro assicurato.
– Certo, capisco perfettamente, vedrò di fare il possibile. Questa settimana ho il disegno di legge per le famiglie, per aiutare in particolare quelle in difficoltà. Vedrò un alto prelato, mi farò dare qualche riferimento per la questione di tuo figlio.
– Grazie grazie… Non ho parole, davvero. È incredibile come, anche qui dentro, si possano incontrare uomini nobili d’animo come lei. La sua generosità, a volte mi imbarazza…

Intanto l’uomo aveva tirato fuori qualcosa dalla sua ventiquattrore in pelle. Sembrava stesse armeggiando con una busta.

– Ho fretta, mi aspettano in commissione. Prendi questa oggi, Caterina. Aprila quando vado via, non voglio ringraziamenti, mi imbarazzano
– Ma… Io… Davvero non so…

Lei non riuscì più a trattenersi e scoppiò in lacrime. Lui le accarezzo’ di nuovo il viso bagnato dalle lacrime. Con una lieve inclinazione del polso, non smettendo di accarezzarla, guardò l’ora sul suo Rolex. Calcolo’ che per uscire, non visto, dalla solita porta posteriore dell’edificio avrebbe dovuto scendere a piedi dalla scala di servizio e almeno una decina di minuti ci volevano. Dopo qualche istante di silenzio, lei tornò a parlare:
– Io non avrei mai pensato, qui, di poter conoscere uomini come lei.
– Non dire più nulla…
– No davvero. Io non…
– Comunque Cateri’. Ho un po’ di fretta.
– Certo Onorevole. Capisco.

Lui non aveva smesso di accarezzarla, ma ora la sua mano era dietro la nuca. Lei capì. Non lasciò che la pressione contro la sua nuca aumentasse e le spingesse la testa verso giù. Si chinò spontaneamente. L’onorevole aveva fretta

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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4 pensieri su “COMUNQUE CATERI’

  1. Mi ricorda un tizio democristiano di qualche anno fa, pizzicato con prostitute in hotel. Uno che faceva battaglie sulla famiglia…

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