ALLACCIATE LE CINTURE

Kasia SmutniakE poi decidi che vuoi prenderti una sera e vedere un film in santa pace, al cinema, senza distrazioni, e rilassarti, una volta tanto.
E cosa fai, allora, vecchia volpe? Scegli l’ultimo film di un regista che ami e ti fiondi. Tutto contento, dici a te stesso che per un paio di ore non vuoi pensare a niente. Inizia il film, pensi che lo stile è il suo, inconfondibile. Film corale, personaggi molto ben caratterizzati tra cui l’immancabile intreccio tra storie etero e gay, attori bravissimi, persino risate di gusto. Sulla sfondo, una Puglia bellissima, Lecce e il suo Barocco che rapiscono gli occhi. Tutto ok, insomma.

Ma…Dopo un po’ ti ritrovi gradualmente con nodi multipli alla gola, gli occhi lucidi e intanto ridi. Ci sono scene intensamente drammatiche con sortite irresistibili per cui piangi e ridi nello stesso istante. Che ti senti un po’ coglione, se non fosse che anche gli altri spettatori intorno a te stanno messi più o meno allo stesso modo. Qualcuno tenta maldestramente di dissimulare, ma li sgami subito. 

Un viaggio delicatissimo, mai banale, mai retorico, nell’angoscia della malattia, le prospettive che cambiano all’improvviso, l’amore, la solitudine, il coraggio e tutti,  ma proprio tutti i personaggi carichi di una straordinaria umanità.  E tanta, tanta poesia. Bellissimo lo sguardo intenso di una grande Kasia Smutniak, coi suoi occhi capaci come pochi di trasmettere malinconia, passione, tristezza.
Dopo un crescendo emotivo che shakera l’anima, esci dal cinema ed entrambi, tu e l’anima, siete una poltiglia buona per la raccolta differenziata ed il cassonetto più vicino. 
Hai sbagliato qualcosa nelle tue scelte, stasera. Sarà perché il sale su certe ferite antiche ti brucia ancora dopo tanti anni e sai cosa significa entrare dentro quel tipo di tunnel, ma la prossima volta,  non mi faccio fregare più: assolutamente un cine-panettone. O il remake di uno di quei fantastici soft erotici, cult della mia infanzia, di quelli con la fantasmagorica Edwige Fenech accompagnata da Alvaro Vitali e Renzo Montagnani. Oppure la versione bianco e nero, in lingua originale, della Corazzata Potionki, che non ci capisci una beata m… e almeno dormi due ore. Ma Ferzan Ozpetek NO. NO!

Se siete emotivamente instabili, non andate a vedere questo film.
Se non lo siete, non andateci lo stesso, lo diventerete.

Se siete troppo sensibili, non andate a vedere questo film.
Se siete cinici, non ci andate lo stesso: rischiate l’asportazione violenta di tutto il pelo che pensate di avere sullo stomaco.Se avete conosciuto quel nemico vigliacco, bastardo, nascosto che si fa chiamare cancro, non andate a vedere questo film. Non perché sia tragico o tolga speranza, ma perché finirete anche voi con l’anima nel cassonetto della raccolta differenziata.
Se amate le emozioni intense e le storie meravigliosamente narrate, però,  fregatevene e andateci. Andate a vedere Allacciate le cinture. E allacciatele davvero. 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata


					
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