A’ FERNICìA

A' FernicìaLasciami in pace, Fernicìa, non sono più roba per te, adesso.
Cosa vuoi tu ancora da me,  lasciami cercare la mia pace dentro e fuori, che già la meta è difficile anche senza di te.

Ci conosciamo bene, eh vecchia mia? Io però non ti ho mai cercata. Sempre tu sei venuta a insinuarti tra le pieghe della mia anima, a distillare gocce di inquietudine, a pascere la mia già pingue irrequietezza, “dono” naturale di chissà quale natura.

Mi hai disturbato parecchio, sai (ma si che lo sai e ne ridi). Mi hai distratto, mi hai fatto guardare sempre troppo oltre, mi hai lasciato godere della salita, ma col gusto sadico di tirar via la scala un attimo prima che arrivassi al punto più alto. Ti bastava far scemare la voglia, come sai fare tu, quando lasci che le tue vittime inseguano qualcosa con ardore e poi perdano il sacro fuoco un attimo prima di averlo raggiunto. Alla volta di nuove mete, che non sanno nemmeno riconoscere.

Mi hai fatto pensare a Parigi mentre ero a Londra, mi hai fatto pensare al vino mentre bevevo la birra, mi hai fatto venir voglia di girarmi dall’altro lato e sparire, un secondo dopo il più appagante degli orgasmi.

Mi hai fatto essere infedele, e sei tu, tu, maledetta, la prima colpevole, molto più che le pulsioni o la mia anima inquieta sempre alla ricerca di stimoli o affetto.

Mi hai fatto fuggire con la mente pur rimanendo col corpo, anche quando mente e corpo avrebbero dovuto solo stare insieme a specchiarsi tra loro e godere della pace dell’universo. Mi hai fatto mancare appuntamenti o presentarmi ad altri dove avrei fatto meglio a non andare.  

Mi hai fatto fare a pugni con i progetti, con gli impegni assunti e da assumere, con la concretezza e il rigore che servono perché i sogni non restino solo sogni. Ora che ci penso, tanto basta per avercela a morte con te, non credi?

Ti è bruciato da morire quando hai capito che con me non potevi più nulla: quando hai capito che l’Amore era molto più potente di te, che gli occhi di due bambine ti avrebbero incenerita con un semplice sguardo, che per te non c’era più insofferenza in fondo indulgente, come quando siamo presi dalla malinconia che vorremmo cacciare da un lato e farci cullare dall’altro.

Però, sei furba e paziente, e sicura del fatto tuo: sai che quando hai ascendente su qualcuno, prima o poi torni a colpire, come un demone che ritorna, che sa di ritornare.

Hai rotto abbastanza, cara Fernicìa, che poi cara non mi sei affatto. Eh no, non ti traduco in italiano, per dispetto e per capriccio. Così resti anche tu, per la tua parte, un po’ incompiuta e incompresa, stretta in una parola dialettale intraducibile, che capiremo fino in fondo solo noi che ti conosciamo bene, vecchia puttana. 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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6 pensieri su “A’ FERNICìA

  1. Mi hai spaccato… davvero. Questo pezzo spacca, specialmente se hai conosciuto, e sofferto, per tipi affetti da “fernicìa”

  2. E’ un grandissimo complimento. Hai saputo toccare corde profonde. Che possono anche far male, ma il tuo pezzo è straordinariamente bello

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