AMICA

Richard Emil MillerQueste righe sono per te. La sorella che non avevo. Per te, e per tutte le donne che combattono, che si difendono, a volte anche da noi uomini, e che danno il meglio di se stesse, senza mai essere pienamente contente. Noi vi vorremmo dolci, belle dentro e fuori, depositarie per definizione di grazia: siete -anche- molto forti. Senza di voi, sarebbe un mondo triste e grigio.

Non ti faceva impazzire, ma da ragazzina avevi da tutti noi amici il nomignolo affettuoso di un personaggio Disney, uno di quelli da proteggere, sennò si perde nei boschi. Per essere piccola, di statura, in effetti, lo sei sempre stata e lo sei ancora. Mia sorella non di sangue, quella fisicamente opposta a me, piccola e minuta. E bedda, come  diciamo qui sull’isola, che la parola “bella” non rende allo stesso modo.  

Ti dava un po’ fastidio, perché eri piccola, certo, ma non indifesa. Te l’ho mai detto? Guarda che lo sapevamo anche noi che eri capace di esser forte. Solo che quando vuoi bene a qualcuno speri che -pur essendo forte- non abbia bisogno di far ricorso alla sua forza. Che non servano mai corazze, che non ci sia nulla da cui difendersi. 

Sei una donna. Embleticamente donna. Capace di essere fragile e protettiva insieme, dolce e dura, statica e mai ferma. Capace di stringerti nelle spalle ed andare per la tua strada, senza fingerti invincibile, ma determinata. Protettiva verso le persone che ami, e verso i tuoi sogni. Come tutte le vere donne, concreta e pratica quanto basta per non lasciare che i sogni restino parole vuole, ma siano corredati di progetti seri, di fatica, di sudore. E pazienza, se compare qualche lacrima ogni tanto. 

Un giorno hai capito che per seguire la tua strada e i tuoi sogni dovevi andar via. E lo hai fatto: via da casa, lontana dalla tua terra, da sola, hai messo dentro la tua valigia un bel po’ dei tuoi abiti di ragazza appena uscita dal liceo, e pure dei tuoi timori, i tuoi dubbi, i tuoi occhi puliti. Sapevi che serviva fare del tuo meglio, con determinazione, volontà, sacrificio. E talento per le cose che avevi scelto. Ti ricordo, e ti immagino ancor oggi, sommersa di carte, libri antichi e moderni, caratteri scritti in alfabeti vecchi quanto il mondo, che per te sono diventati familiari. Ogni tanto mi racconti quello che fai, è bello sentire la passione che hai, peccato che io ci capisca così poco dei tuoi studi! 

Ne hai fatta di strada. Tu, proprio tu, si, quella piccola e apparentemente fragile. In un mondo difficile, pieno in prevalenza di maschi e dove le donne che ci sono tendono a essere più dure dei maschi. Forse per autodifesa, chissà, oppure perché stronze lo sono davvero.

Sei partita da un avamposto tutto sommato di provincia, anche se grande città, in un lembo di Sud, hai studiato in posti dove l’Arte e la Storia riempiono la mente e l’anima, e tu, figlia unica, ti sei trovata sorelle o fratelli temporanei, in una casa in affitto, una stanza condivisa, colleghe, qualche volta competitive e mediate, altre volte sincere e spontanee. Con quella solitudine sullo sfondo che è sempre stata così tua, così mia, così nostra, quella che i figli unici conoscono meglio degli altri. 

Qualche anno dopo, sei arrivata in posti importanti, in Italia e in Europa, sei entrata in luoghi sacri per la tua attività, non da intrusa, ma con la dignità dello studioso autorevole accolto con tutti gli onori.

Hai avuto meno di quello che meritavi, forse, ma sai anche che devi essere fiera di te. Hai faticato duro, lo fai ancora, qualcuno ha cercato di intestarsi il tuo lavoro, qualche volta, ma sai, succede in tutti i campi. La mediocrità umana cerca di rubacchiare quello che può dai migliori. 

Sii più indulgente con te stessa, attenua la tua rigidità. Non dimenticare i pesi che hai sopportato, a volte, e come li hai superati. Ricordo certe telefonate improvvise, nella vita a volte arrivano macigni improvvisi, non hai manco il tempo di indossare il casco. Ti cade tutto addosso e si salvi chi può. Ti sono toccate in sorte prove che avrebbero fiaccato una montagna, ma sei rimasta in piedi. E hai sorretto chi aveva bisogno di te, anche quando saresti stata tu ad avere bisogno di spalle forti dove adagiarti.

Tu, donna piccola e apparentemente fragile, hai avuto spalle che noi uomini, spesso, ce le sogniamo. Hai pagato un prezzo, per tutto questo, ne porti i segni, ora fermati, respira, prenditi tempo per te, cerca di volerti bene. 

Adesso hai occhi tristi. Lo so anche se li vedo raramente. Un tempo, sembravano duri, i tuoi occhi, un muro alto per difenderti dal mondo. Poi, baciata dalla Musa sbagliata, hai abbassato le difese e non è andata bene. Sei stata colpita, ti sei rialzata, ti sei data, hai cercato di  completare il quadro coi colori più belli, di costruire la vita che avresti voluto in ogni direzione, ma chi doveva costruire con te non era adeguato e la casa è venuta giù. 

Adesso hai occhi tristi. Lo so, anche da lontano, ti sento, ti conosco, sorella non di sangue. Tenti di mascherarti di cinismo, in realtà ti tormenti dentro perché credi che quello che ti è mancato sia dipeso da te, da qualcosa che hai fatto o non fatto, come se ci fosse sempre una logica rigida nei nessi causali della vita. Credi di aver saputo controllare quasi tutto, nella vita, meno che l’amore. Ma l’amore non si controlla, non si pianifica, non si gestisce. Arriva, ti da momenti di felicità e poi, ben che vada, cammini sempre sulla linea sottile, tra serenità, rabbia e dolore. Se potessi, cancellerei via con un colpo di spugna l’inchiostro scritto col dolore, riporterei le tue pagine a quel bianco carico di sogni e di attese, che si mostrava così chiuso al mondo e invece era così aperto. E’ andata come poteva, come doveva, canta il mio amico Luciano: ma lui lo sa, l’amore conta, lo sappiamo anche io e te.

Quando ci vedremo, ti prenderò per mano, ci faremo due risate, mi racconterai dei tuoi successi professionali, e di tutti i maschi che ti stanno intorno. Molti dei quali, come spesso ti capita, belli, intelligenti, colti, ma a te non ne piace nessuno e quando ne scegli uno, hai un talento fantastico a prenderti proprio quello sbagliato. Ne ridi, sai ridere anche dei tuoi insuccessi, mentre minimizzi con noncuranza i tuoi successi. E allora rideremo delle nostre cazzate, dei nostri disastri e dei nostri successi, tu mi dirai che tanto il meglio è passato e dipingerai il tuo solito quadro a tinte fosche, come se ti illudessi ancora che il disincanto basti a rendere immuni verso le delusioni; io ti stonerò con tutti i miei sogni, i miei demoni, le mie indeterminatezze e con tutte le giravolte della mia anima inquieta.

Alla fine, ci saluteremo e chissà quanto tempo passerà prima di rivedersi; ma non ti lascerò in pace fino a quando non avrò visto i tuoi occhi sorridere ancora, come se avessimo ancora 16 anni o come se ne avessimo 116, con tutto davanti o con tutto alle spalle, ma invece ancora in mezzo, in piena lotta, forti di noi e deboli di noi, ma comunque vivi. 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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8 pensieri su “AMICA

  1. Mi hai colpito e affondato alla fine di una giornata dura in cui avrei voluto avere parole simili per me da una persona amica. A volte gli amici sanno trovare parole meravigliose per farti sentire ciò che sei per loro, altre volte girano semplicemente le spalle e vanno via… complimenti non solo per quello che hai scritto, ma sopratutto per essere l’amico che sei per questa preziosa persona. Fortunati entrambi :)… ciao

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