RESTAURI E ROTTAMAZIONI

Poltrona-in-pelle-VintageNessuno ormai ripara più niente. Non è pratico, non è rapido, non è economico. È anche poco in sintonia coi tempi. Consumi veloci, poi si rottama. Si usa e al primo mezzo guasto si getta.  Anche senza guasto: per noia, per il gusto di cambiare, per l’ebbrezza che provi nell’istante in cui scarti la confezione di una cosa nuova. E se invece che una cosa, si tratta di rottamare una persona, un sentimento, un rapporto, va bene lo stesso, anzi forse l’ebbrezza è anche di più. Relazioni, amicizie, inebriamenti virtual-veri, anche le emozioni sono usa e getta e l’offerta è per tutti, venghino signori, ce n’è per tutti i gusti. Come in ogni mercato, si generano bisogni anche là dove in realtà non ce ne sarebbero.

Si rottamano i politici, i governi, le automobili, i telefoni, i computer, le batterie, gli amori, gli amici. Sostituire costa meno denaro e fatica che aggiustare. Aggiungi qualcosa, dai via il vecchio e prendi il nuovo. Che ci vuole? Gira pure l’economia e sono tutti più contenti. Se tutti ci teniamo stretto e caro quello che abbiamo, che farebbero negozi, aziende, commerciali, fornitori? E se tutti i rapporti non si incrinassero che farebbero avvocati, psicologi, consulenti, agenti immobiliari e tutti quelli che entrano in ballo quando la gente si separa? 

Ricordo il piacere di una vecchia poltrona in pelle che mio padre rifoderò, tanti anni fa. Cercò a lungo un artigiano in grado di fare quel lavoro interamente a mano, uno di quei mestieri che oggi sono quasi “vintage”, romantici, di quelli che si tramandano di padre in figlio per passione, di quelli per cui non ci sono corsi di formazione on line. Mio padre contrattò sui costi e sui tempi, spese più che comprarne una nuova, ma alla fine ebbe una poltrona che non era come nuova: era molto di più. Splendido l’odore della pelle che sapeva di nuovo e di vissuto insieme, il tempo, per una volta, sconfitto, la sua usura ricacciata indietro. La qualità dell’oggetto tornata all’antico splendore, mista al valore non quantificabile che aveva quella poltrona per mio padre, e anche per me, che lì gli stavo in braccio, la sera, da bambino, a sentire la sua barba ispida sul mio viso delicato, mentre lui guardava la tv.

Vorrei meno modernità, meno imponenti centri commerciali, meno consumi e più godimento di quel che c’è; vorrei più artigiani vintage, capaci di riparare oggetti preziosi. Dove il valore non lo stabilisce il “mercato”, ma chi li possiede.

Vorrei artigiani vintage buoni anche per le cose immateriali, che evitino di far rottamare le emozioni e le persone. Vorrei sprecare tempo e fatica, mandare a quel paese l’efficienza, essere anti-moderno e anti-economico, ma aggiustare gli affetti guastati o dimenticati, ritrovare gli amici e le persone lasciate alle spalle. Imparare a restaurare i sentimenti con la cura e la sapienza che servono per la volta di una cattedrale antica,  e far rivivere quello che c’era, senza sostituirlo con permuta e anticipo zero.

 “…Milano mia portami via, fa tanto freddo, ho schifo e non ne posso più – facciamo un cambio, prenditi pure quel po’ di soldi quel po’ di celebrità – ma dammi indietro la mia seicento, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai – Milano scusa stavo scherzando – luci a San Siro non ne accenderanno più” (Luci a San Siro, Roberto Vecchioni)

 Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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4 pensieri su “RESTAURI E ROTTAMAZIONI

  1. Che meraviglia le poltrone di una volta… ne ho una in casa così. Concordo su tutto quello che hai scritto: dovremmo recuperare oggetti e relazioni. Complimenti, molto ben scritto, come sempre

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