SYMBALLEIN

Jean Marc Malard - Symballein“…l’età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo”. Una delle tante frasi cult di un film assolutamente cult: Mediterraneo, di Gabriele Salvatores.

Mi torna spesso in mente questa frase, simbolicamente, quando penso al tema della scelta, alle varie fasi della vita e alla crescita che passa, inevitabilmente, dal prendere una parte di sé e lasciarne un’altra.

Sarà proprio così? Davvero non ci sono alternative tra la libertà e l’appartenenza? Siamo sicuri che la risposta più saggia passi, dentro e fuori di noi, dalla continua scelta netta tra elementi in apparente contraddizione e dal perenne inevitabile conflitto che ne deriva?

Si vive compresi, e compressi, tra opposti.

Un colore netto. Fosse pure una sfumatura, ma netta. Esiste una sfumatura netta? E’ quel non so che tendente al grigio il punto di equilibrio, la sfumatura di colore perfetta, è quello il compromesso perfetto tra il bianco e il nero che in vario modo coesistono in ciascuno di noi?

Forse la risposta non è esclusiva ma inclusiva. Le parti di noi non si possono eliminare, né reprimere a lungo. Accettarle, accettarsi e far coesistere tutto il “tanto” e a volte “l’opposto” che siamo. Credo che sia questo il punto di equilibrio. Non pensare di scegliere in modo definitivo un lato o l’altro della strada, ma camminarci dentro, sapendo che il vento renderà il cammino oscillante e a volte difficile. Vivere è scegliere, certo, ma non necessariamente escludere. Specie se il prescelto alla teorica esclusione non è un ospite più o meno casuale e indesiderato: è qualcosa che è in noi e non andrà via in ogni caso. Cerchiamo il sole, giustamente, dentro di noi. Ma non possiamo eliminare o ignorare le ombre.

D’altra parte, è proprio quando gli opposti possono toccarsi che il mondo trova pace. Succede in natura, quando si toccano acqua e fuoco, o il mare e la montagna in certi paesaggi, succede nelle immagini con le prospettive che rimandano una visuale apparentemente illogica.

Succede anche nell’animo umano, che passa tanto tempo della sua vita ad oscillare tra contraddizioni apparentemente irrisolte. Ansia di scoperta e voglia di rifugio, idealismo e realismo, rigidità e flessibilità, amore e odio, impulso e ragione, il coraggio e la paura, la voglia di fuggire e quella di rimanere, il bisogno di purezza assoluta e i conti da fare con quella goccia di torbido che da qualche parte abbiamo. E mille altri dualismi, con quello “principe”, in ultimo, laggiù nel profondo, o, se preferite, lassù in alto: Bene e Male. Mille opposti che sono in noi. Che sono noi.

Non si risolvono: la pace arriva solo quando si lasciano mescolare, si toccano, si scompongono e tornano a ricomporsi. Il gioco di colori che si forma in questo continuo rimescolio è l’arcobaleno della vita, la tempesta che comunque passa, il sole che comunque resta tra le nuvole.

I Greci, che come sempre la sapevano lunga, usavano una parola speciale: symballein, da cui deriva simbolo. La via del simbolo (sym-ballein = mettere insieme) è il sentiero dell’unione e della integrazione, contrapposta alla via del diabolo (dia-ballein = separare), che è invece il sentiero della separazione e della disgiunzione.

Vivere è symballein, mettere insieme.

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

Immagine: “Symballein” di Jean Marc Malard

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4 pensieri su “SYMBALLEIN

  1. Mi hanno sempre insegnato che essere capaci di decidere,di scegliere è il modo per andare avanti nella vita.
    De-cidere però in latino vuol dire “tagliare”,quando decidi quindi inevitabilmente uccido qualcosa,taglio un ramo che dal quel momento in poi non sarà più legato alla pianta madre.
    Decine di esempi quotidiani:un mio vecchio amico lasciò la vela (sport in cui eccelleva) quando decise di dedicarsi alla ricerca scientifica,una mia amica ha lasciato l’uomo con cui stava ,pur amandolo molto,perché ha deciso per una relazione più tranquilla e più sicura e tanti altri sono i casi in cui sacrifichi un aperte di te ad un’altra parte di te.
    Forse allora il modo per andare avanti è un altro,non è tagliare,non è decidere…..ma allora qual è?

    • Scegliere è assolutamente indispensabile nelle decisioni concrete, su fatti o situazioni specifiche. Il senso del “mettere insieme” del pezzo si riferisce alle parti di noi, quando ci imponiamo di essere solo in un certo modo e mettere via una parte di noi, magari perché non ci piace o non piace ai nostri cari o per condizionamenti culturali. Io ho spesso combattuto parti di me che detestavo, invece avrei dovuto “integrarle” ed accettare anche le mie contraddizioni

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