UNA VITA SCOMBINATA

BarcheA Giulia quel tipo piaceva. Lei, così schiva e chiusa al mondo, si era ritrovata a bere birra e cantare canzoni sconclusionate con uno mai visto prima, nel salone di una nave, in uno dei suoi viaggi in cui sapeva da dove partiva e quasi mai dove volesse andare veramente. Le uniche cose che conosceva di lui erano che viaggiava da solo, come lei, e il buffo nome con cui si era presentato: Gissy. Dopo 3 o 4 ore di risate, canzoni e alcool lui l’aveva baciata. E poi, quando lei pensava che le avrebbe chiesto di seguirlo in camera, lui se ne era andato.

– Io scendo a  Corfù, devo andare.
– Dimmi chi sei, come faccio a trovarti.
– Ti cercherò io, casomai, ma è meglio che mi lasci perdere. Tu sei una brava ragazza, un’anima pura. Io ho una vita scombinata.
– Voglio sapere di te. Anch’io ho una vita scombinata. 

E sparì, scendendo da solo con la sua moto e il suo zaino pieno, sul porto di Corfù. Era l’alba di un giorno di giugno. Giulia ci pensò a lungo, nei giorni seguenti, ma non ebbe alcuna notizia. Né aveva modo di cercarlo, aveva solo un nomignolo. Molti mesi dopo, in periodo natalizio, ricevette una mail. Lei non gli aveva dato alcun indirizzo di posta elettronica, né altri riferimenti. 

– Ciao Giulia. Lo so, ogni tanto mi hai pensato. Anch’io, sai. Ed ora eccomi qua, ti dovevo una risposta. Anche se oggi sono un po’ così . Così… così… così. Riempili tu i puntini sospensivi, sono certo che hai fantasia e intuito. Sono sparito perché, come ti dissi, non so se è un buon affare per te fare amicizia con me. Uno scombinato in tutto. A partire dall’anagrafe, il mio vero nome è Sigismondo. Dai, dimmi che non è un nome “scombinato”!?

Viaggio sempre, non so stare fermo. Viaggio, e voglio tornare a casa; e poi ripartire, e poi ritornare. Incontro persone, racconto mille storie, faccio il buffone o il filosofo. Ma non mi lego. Affabulo la gente, poi all’improvviso smetto di ridere, guardo quello specchio e non vedo nessuno.

Ho una vita scombinata. Irrequieto, frenetico, entusiasta, ma impastato di malinconia. Ho sogni infiniti e forti, ma progetti pochi e deboli. Amo non per amore, ma per il piacere di piacere. Sono narcisista, epicureo eppur spirituale. Sono attore di teatro, artista, idraulico e un po’ camionista: mi piacciono i poster delle donnine nude e mi commuovo di fronte all’immagine di un santo.

Amo la musica, questo lo sai già. Mi piacciono i cantautori italiani e ogni tanto invento qualche cazzata tutta mia, anche questo sai già. Amo la poesia, e giocare con la pasta di sale. Si, da bambino mi è e sempre piaciuto comporre e scomporre mille oggetti, cose così, senza senso. E poi amo il calcio, ma tifo per le squadre sfigate. No, niente Juve, Real o Bayern, a me piacciono le squadre che retrocedono. Andrei in ogni curva a consolare ogni singolo tifoso nell’esatto momento in cui realizza che i suoi eroi in mutande non ce l’hanno fatta, sono sconfitti. E lui con loro. E le nazionali che non vinceranno mai i mondiali, tipo Irlanda e Grecia.

Ho una vita scombinata. Le voglio tutte, le donne, fosse per me non ne lascerei nemmeno una. Ma non mi lascio appartenere, mi accontento di effimeri possessi. Si, lo so cosa stai pensando. Perché tu no. Perché quella notte non l’abbiamo fatto? Perché avere non è solo possedere fisicamente. In quelle poche ore ho sentito di sfiorarti l’anima, non so perché. Fare l’amore sarebbe stato bello. Forse troppo. E’ andata bene così, fidati.

Ho una vita scombinata. Allegro, appassionato, vivace, rido come un giullare e tutti si chiedono come possa, tutto questo sole, illuminarmi e riscaldarmi, così vicino, senza mai bruciarmi; non sanno che il sole è un inganno, un vecchio trucco di un mago stanco, che c’è solo penombra e silenzio, e il freddo che serve a non marcire le ferite.

Ho una vita scombinata. Tutti pensano che io corra, diretto a passo di danza verso una meta a loro sconosciuta e per me sicura. Non sanno che sono fermo, immobile, bloccato in un vuoto pieno di niente, eppure così stretto.

Ho una vita scombinata. Dormo poco, sogno tanto ma non ricordo niente, solo i sogni che faccio da sveglio. Sogni scombinati, pure quelli.

Ora vado. Sto partendo per l’Australia. Volo sola andata. Forse torno tra un mese, o due, o forse non torno. Chissà. Stammi bene. Ah, dimenticavo: rimani come sei, se puoi. Bacio. Gissy all’anagrafe Sigismondo. 

Giulia lesse e rilesse. Immaginò la faccia di lui mentre scriveva. Non aveva percepito tutta questa malinconia, quella notte. Anche se le canzoni che sceglieva di cantare o quelle che improvvisava all’istante, in effetti, avevano qualcosa di triste. E poi avrebbe dovuto capirlo, era evidente in fondo: una tale dirompente solarità non può che avere una sua controparte oscura, da qualche parte. Chiaro, no?

La mail, naturalmente, aveva un mittente. Gli rispose subito. E fu molto più sintetica di lui.

– Anch’io ho una vita scombinata, caro Gissy. E voglio conoscerti. Solo due vite scombinate, a volte, possono parlarsi e capirsi. Dimmi da quale aeroporto parti o dove atterri: ti raggiungo in Australia. 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

Annunci

3 pensieri su “UNA VITA SCOMBINATA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...