MEIS CONTRO TUTTI

Meis - Faccio quello che voglio“Posto che l’allegra simpatia e l’affabile ospitalità gli dei l’abbiano donata solo ai siciliani, c’è qualcosa che rende questo popolo divino: l’inconsistenza. Proprio come qualunque entità trascendente, anche il popolo di Sicilia è pieno del proprio vuoto, solo che agli dei è toccata l’immortalità ed il potere, a noi siciliani la fama di vucazzusi, indolenti ed incapaci”. 

Se vi state chiedendo chi è Adriano Meis, queste sue poche righe penso che dicano già molto del mondo che racconta. Sul suo stile e sulla sua Sicilia, su questa tanto sviscerata sicilitudine, di cui scrivono e hanno scritto in tanti senza che mai nessuno riesca a coglierne appieno l’essenza, nella sua interezza. Adriano Meis è, sì, il celebre personaggio pirandelliano la cui identità viene assunta da Mattia Pascal, ma ora è anche un autore contemporaneo, evidentemente sotto pseudonimo. Un palermitano, un amico che ho conosciuto per caso, attraverso Meis contro tutti, il gruppo che ha creato su Facebook e divenuto famoso, dove si scherza, si storpiano parole in dialetto, si parla di “arancine accarne” e “tipi affavolosi”, si dibatte di politica, di sociologia, di personaggi famosi o sconosciuti; dove -secondo gli auspici del suo fondatore- si “produce pensiero”. Cosa di cui lo stesso Meis “si allattarìa” (si vanta) non poco.

A pensarci bene, è anche insopportabile, Meis, eh, sappiatelo. Dissacrante, scontroso, non si sa mai fino in fondo se per gioco o con un fondo di verità, divertente ed amaro. Insomma, Siciliano. Ma a me piacciono i siciliani che sanno parlare di Sicilia, magari a volte con durezza, con sarcasmo spietato, con l’esasperazione che conosce solo chi vive su quest’isola unica, nel bene e nel male. Meis a volte è molto duro con la sua città e i suoi concittadini, io per esempio, appartenendo di diritto alla categoria dei “sognatori” (pirla!), guardo alla mia terra con un pizzico di speranza in più, nonostante tutto; d’altra parte ironia e amarezza sono due note che convivono in quasi tutti i siciliani.

Per tutto questo, mi fa piacere ospitare sul mio blog, nella sezione Amici di cosedentroefuori, due brevi brani tratti dal suo primo libro, Faccio quello che voglio, in cui emerge, con un linguaggio dialettale a tratti esilarante ed estremo, una Palermo comica, dura, amara. Forse, davvero, irredimibile e senza speranza. O forse no. 

LE REGOLE

“Fratello” gridò Onorio “qui non si fuma”
“Fratello”, rispose Pino “ma qui ‘nsocchè ca’ si po’ fari ?”
“Fratello”, ribattè Onorio “con questo spirito non verrai a capo di nulla. Tieni a freno la tua simpatica lingua, e vedi di unirti alle nostre attività in religioso silenzio”.
“Ma io pensavo che parlare con voi…” iniziò Pino. “Zitto”, lo apostrofò Onorio, “zitto, prendi questo badile e seguimi”.
Per quanto Pino si ritenesse agile di lingua e scaltro di pensieri, capì subito che con Onorio c’era poco da fare: era cazzuto, colto e soprattutto tutto d’un pezzo. Seguì la regola impostagli senza pipitìare.

La regola: quanto meglio vivremmo tutti se rispettassimo le regole? Quanto meno inferno sarebbe il nostro esistere se la regola imperasse sovrana sulle nostre vite. Genio e sregolatezza è forse il sintagma più cazzone che sia mai uscito dalla bocca di qualcuno. Già, che significa? Forse che un genio deve per forza vivere fuori la regola? Che fuori dalla regola si è geniali? Che la regola è una sovrastruttura utile soltanto a fare pecore e minchioni? Bisognerebbe tagliare la lingua a certi cazzoni, perché è sicuramente per colpa di qualche cazzone come quello che ebbe a pronunciare una frase simile se in Sicilia stare fuori le regole significa essere un duro, o uno con una marcia in più. Come l’aids, così anche i fenomeni sociali distorti nascono dall’incapacità dell’uomo di tenere a bada molecole e sintagmi. 

DE OFFICIS

“Buongiorno”, fece, “sono l’ing. Grassadonia il nuovo direttore dell’Emap. Vedo che la pausa pranzo viene anticipata alle 8.30 del mattino, noto che invece di sette siete in tre e che nessuno degli altri quattro mi ha presentato formale richiesta di permesso per ma-lattia. Per oggi transeat, ma da domani….” “Transe no, noi potiamo, non montiamo transe” fece Giovanni. “Non transenne, TRANSEAT, latino, per oggi passi…”, precisò l’ingegnere. “Passi Lei dottò”, fece Giovanni, “prego, chi c’ientra”, aggiunse. “Ma che passi Lei e transenne….TRANSEAT è un modo di dire latino, che significa lasciamo stare, chiudiamo un’ occhio. Ho voluto dire che su ciò che avete fatto sino ad oggi chiuderò un’ occhio, ma da domani…” “Tra di noi Latino invece significa latitante” disse Pino. “D’accordo ci vediamo domani” ribattè l’ingenere schifato ed andò via. “Minchiaaaaaaaaaaaaaaa, finiu amierica…” proruppe Giovanni non appena l’ing. Grassadonia chiuse lo sportello della bmw. “Ora amu a biriri ‘nsoccu amu a fari” disse Vito guar-dando i colleghi “chi si misi ‘ntiesta chistu?”

E’ sempre stato così e sempre sarà così: mai tentare di riportare all’ordine imboscati e lagnusi con l’autorità, mai. Il senso del dovere, l’abnegazione nascono con noi e chi non ce l’ha o lo sviluppa attraverso percorsi propri intimi o niente. Nessun comando, nessuna autorità riuscirà mai a smuovere la coscienza di un lavoratore disonesto, men che meno se siciliano. I meridionali infatti, ed i siciliani in special modo, partono da un prerequisito che mai nessun consesso scientifico internazionale ed ufficiale ha assegnato loro e cioè quello di essere campioni di furbizia: questo è il vero motivo della loro gloria e del loro disonore, nessun altro. 

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2 pensieri su “MEIS CONTRO TUTTI

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