UN ANNO IN PIU’

PuzzleUn anno in più. 45. Chi è che fa 45 anni? Io? Ma dai. Ma che minchia dici. Non è possibile, è uno scherzo. Oh, guarda che io sono sempre quello lì. Altro che Peter Pan. Sempre io, quello un po’ pirla, un po’ sognatore, quello che si entusiasma, quello che vive, ancora e sempre, di emozioni, che crede ai buoni sentimenti, quello che insegue purezze da iperuranio, che quaggiù ne sono rimaste ben poche. Quello lì’, sempre pronto a partire, anche senza una meta, soprattutto senza una meta. Quello che insegue cose alte, talmente alte che sa benissimo che non le raggiungerà mai. Però le insegue. Oggi, come dieci, o venti, o ventotto anni fa.

Sempre io, pronto a ricominciare, anche da zero, se necessario. Con molta più stanchezza e capelli bianchi, si, ma che importa? Importa, invece. Importa eccome. Ma tanto siamo chi siamo, come dice quel cantante che ti piace tanto. 

Un anno in più. E spegni le candeline perché lo desiderano le tue figlie, il tuo meglio di ora, di prima e di sempre. Se ci ripensi, la sola vera grande cosa che dia un senso al susseguirsi di tutti questi compleanni. Quella che resta e resterà. Al di là di te, di tutto quello che è andato o andrà via, perché non hai saputo maneggiarlo con cura o perché è così che doveva andare. In verità non le avresti volute mai,  le candeline, non solo oggi, perchè ti hanno sempre un po’ imbarazzato. Quello stare al centro dell’attenzione così accentuato, che non ci crede mai nessuno quando dici che sei timido, eppure è così, è sempre stato così.

Hai ancora qualche vecchia foto, riemersa da chissà dove. Torte, sorrisi, tu che soffi, bambino, adolescente, adulto, i tuoi genitori alle spalle, qualche ex amore, gli amici delle elementari, quelli del liceo, gli altri, alcuni che ci sono ancora. Le foto più antiche sono in bianco e nero, quelle recenti a colori, l’esatto inverso di te. Che noia che sei, ma mica solo ora: malinconico lo sei sempre stato. Ma che minchia ne capivi della malinconia, tu, a 15 anni? Eppure… 

Un anno in più. E chissà se le cose che hai davanti sono ancora di più di quelle alle spalle. Un altro anno: quante notti insonni, prima, in giro con gli amici, spesso senza meta, una macchina, un’autoradio e un pò di musica, tutte quelle domande, tutti quei sogni spesso indecifrabili, i progetti che si, voglio, forse, vediamo; la vita che volevamo, l’amore, il mondo da cambiare, tutte le cose da afferrare, come nell’ansia di vederle sfuggire. Adesso, qualche notte insonne, magari non più con Battisti lì a fari spenti nella notte per vedere se è così difficile morire, ma solo con un bicchiere o qualche pensiero in più. Rincorrendo un sonno che non basta mai e che comunque non arriva, ripensando a tutto quel sonno che ci si poteva permettere di perdere, allora, senza darsene cura, mentre ora invece… non dormi una notte e poi sei da buttar via per una settimana intera.

Non è tempo di bilanci: per quelli come me lo sarà forse solo dopo, in qualche altro posto, se qualche altro posto, dopo, esiste, come speriamo quasi tutti e come molti crediamo. Prima di allora no. Ma adesso, rispetto a quelle certe notti insonni, ci sono ancora sogni, magari un po’ meno, ci sono progetti e molta più realtà. Se guardi gli occhi di chi hai vicino, i sorrisi che certi occhi ti rivolgono, sai che la realtà è infinitamente più dolce di tanti sogni passati.

Ci sono anche tutte le cose che hai perso. Qualcuno la cui assenza è una ferita al cuore che non smette mai di sanguinare; un po’ d’innocenza; gli amici che non ci sono più: qualcuno perché ti guarda da lassù e molti perché ci si è persi per strada. Per colpe tue, loro, della vita, del tempo che è bastardo, prima di tutto perché scarso. Insufficiente a prescindere, anche se dovessi campare 200 anni. Non lo ammetteresti mai, ma hai perso anche fiducia nella giustizia, almeno quella degli uomini. Hai visto morire i tuoi eroi, hai visto da vicino l’inferno di via D’Amelio e ancora ti chiedi se la tua terra sarà mai veramente libera. Poi pensi che il dubbio non deve nemmeno sfiorarti, non per te ma per le tue figlie e ricacci dentro quel disincanto che del resto non hai mai sopportato, negli altri.

E poi hai perso un po’ di illusioni. Per esempio, quella di imparare, prima o poi, a suonare bene la chitarra, oppure la strampalata idea di acquistare un giorno il Palermo e portarlo a vincere la Champion’s League. E la fissa liceale con Foscolo e le tombe de’ grandi: l’illusione -appunto- di una vita capace di vincere la personale sfida con la fine e la caducità delle cose attraverso opere immortali. In realtà… Un anno in più e ancora -ahimè- non c’è manco l’ombra “de’ grandi, nè Sepolcri, nè Passero solitario, nè Delitto e castigo e tantomeno opere di scienza: d’altra parte forse in Santa Croce manco più c’è posto, quindi… Quindi soffiamo ste’ candeline, dai. 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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2 pensieri su “UN ANNO IN PIU’

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