SUD

SudVento caldo, sabbia sottilissima, di quella che ami mentre la calpesti e la odi dopo, quando ti accorgi che ti si infila dappertutto. Mare agitato, che ispira furia dolce; natura selvaggia e pura. Alcuni ragazzi giovanissimi, probabilmente al loro primo lavoro, tentano di organizzare qualcosa per bimbi e adulti. Fare gli animatori e tentare di far muovere la gente, in giornate e in posti così, è dura, come remar contro una invisibile cappa di pigrizia spirituale e materiale che avvolge quest’aria così carica di essenza di Africa, di deserto, di profondo Sud. Di accidiosa voluttà dell’anima. Di oblio.

Il tempo è un’opinione, in questo avamposto di Sud che più Sud non si può; i ritmi veloci, il mondo occidentale, la Rivoluzione Industriale, ora et labora: tutto qui sembra un sogno sbiadito, il riflesso di un’era lontana.

Colori intensi, profumi, sole che arriva fin dentro le ossa, ulivi e vigneti per distese sconfinate che diradano su un mare da urlo: questo è Sud. Purtroppo, non è solo questo.

Mi spoglio della memoria, a volte, per dimenticare di esserci nato, al Sud. Parlare con la gente e restare affascinato, salvo poi ricordare che li conosco. Salvo poi ricordarmi che so che c’è una patina aurea che copre strati di terra bruciata sotto, e che anche quando sembra tutto ordinato fuori, hai la sensazione di essere circondato da macerie invisibili.

Eppure, ogni volta che io, nato e cresciuto al Sud, al Sud vado in vacanza, come non ci fossi mai stato prima d’ora, rimango ancora e sempre incantato. Per i paesaggi, per la natura, ma anche per certi scorci, per i centri storici, in collina o in montagna, incantevoli, antichi e forti. Che hanno saputo resistere all’incuria. Per tutti quei paesini incantevoli, lungo vecchie strade nazionali o provinciali che ho visto in giro per la Sicilia, la Puglia, la Campania, la Calabria. Ogni posto unico e inconfondibile, ma con una cosa in comune, quasi ovunque: l’assenza di un senso d’insieme. Case, palazzi, prospetti, anche nella stessa via, prive di qualsiasi coerenza tra loro. Prive di armonia. Abusivismo selvaggio, spesso tracotante nella sua ostentata evidenza. Come se la legge e uno Stato non esistano. Come se le regole fossero inutili orpelli da trattare con disprezzo. Roba “ppi chiddi fissa”. Cosa da scemi. E mostri di cemento intorno ai templi più belli e in miglior stato di conservazione che ci siano giunti da un passato glorioso, che forse il Sud non merita. Un passato che ricorda come sia stato qui che i Greci scelsero di insediarsi, tanto tempo fa. Di portare arte e cultura, anzi, di svilupparle proprio qui, facendone la Magna Grecia. Mentre nel resto del mondo ancora neppure sapevano cosa fosse l’Arte, il Teatro, la Filosofia, la Matematica. 

Sono in vacanza al Sud, e di tutta questa bellezza mi riempio ogni volta gli occhi e il cuore. E in questo vento carico di sabbia e salsedine ritorna sempre quella sensazione forte di amore e odio. Voglia di abbandono e di fuga.

Non potrei vivere altrove, probabilmente. Ma se ci riuscissi, il mio fegato troverebbe finalmente pace, la mia rabbia forse cesserebbe di tormentarmi, non avrei bisogno di imparare presto l’arte di sopravvivere e di districarmi tra mille equilibri che non hanno senso di esistere eppure esistono. Sarei sicuro che lascerei le mie figlie in un posto più rassicurante di quello in cui stanno crescendo. Un posto senza vittime e carnefici, senza troppo furbi e troppo ingenui, senza poche superfici trasparenti e troppe opache. 

E’ vero che qui al Sud si piange quando si arriva e poi quando si parte. Per chi non è nativo. Chi ci nasce, piange di rabbia molto più spesso. Piange se è costretto ad andarsene, per un lavoro, per non pagare il pizzo, per la libertà dal bisogno materiale e da una cappa a volte insopportabile, mentre chi rimane continua a chiedersi perché non se ne va. Per fare pace con la tua anima del Sud, forse davvero devi dimenticare di esserci nato e conoscerlo bene. Vai in giro con gli occhi del turista, godi di questo mare, riempi le narici di questi profumi e gli occhi di queste viste: allora si, conosci il piacere.

Oppure, fai come diceva Ludovico Corrao: sapere che è irredimibile, agire come se non lo fosse.

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

 

Annunci

2 pensieri su “SUD

  1. Concordo su tutto. Ho vissuto tantissimi anni al Sud e la sensazione quando torno è la stessa che tu descrivi. Quando si vive ci si assuefa a una condizione d’essere, di esistere, ai modi di fare e a certe abitudini che sai che sono sbagliate, ma le fai lo stesso. Poi vai via, ritorni e ti rendi conto che la gente del Sud ha un patrimonio enorme che non può, non sa, non riesci a sfruttare appieno e neanche godere. E ti assale la rabbia, per la cultura enorme che viene calpestata involontariamente e non. Credo di avere un grosso debito verso il Sud e sarò sempre orgogliosa di avere un 50% che gli appartiene. 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...