EROE DELLA NORMALITA’

VasariQuesta è una storia che mi piace raccontare perché riguarda un uomo che fu il beniamino di una città, un idolo calcistico, che quando ha smesso col calcio è diventato una persona “normale”, con un lavoro come tanti. E che proprio in questa nuova veste ha avuto coraggio. Un coraggio che dovrebbe essere “normalità”, ma che spesso, dalle nostre parti, non lo è. 

Si può diventare piccoli “eroi di normalità” anche essendo un ex calciatore famoso, nato in quartiere difficile. Difficilissimo, come il Borgo Vecchio di Palermo. Da famiglia umile e studiando poco. Poco spazio per voli pindarici. Tranne quelli che passano da un campo di calcio. Prima polveroso, nelle squadre minori giovanili, poi la svolta a Trapani, con Mister Ignazio Arcoleo che crede in lui. E di lì a poco lo porta a coronare un sogno, indossare la maglia rosanero, quella della squadra della sua città. È il Palermo dei picciotti, nato senza una lira e nel giro di pochi mesi divenuto l’orgoglio di una città. 3-0 al fortissimo Parma in coppa Italia in estate, poi uno strepitoso girone di andata che porta a sorpresa il Palermo in testa al campionato, giocando un calcio spumeggiante. L’eroe di quella squadra è Tanino Vasari, il picciotto del Borgo Vecchio, appunto. In tandem con Ciccio Galeoto fanno sfracelli sulla fascia destra, Tanino segna e fa segnare tanti goal. Sempre restando umile, misurato nelle dichiarazioni, magari con un lessico limitato, non ha studiato retorica né oratoria, il buon Tanino, ma non stona mai, non va mai sopra le righe. 

Quell’anno poi il sogno della promozione svanisce, Tanino va a giocare e a farsi apprezzare in serie A, Cagliari e Sampdoria, sfiora la nazionale. L’appuntamento con la serie A per lui in maglia rosanero è solo rimandato di 8 anni: nel 2004 il Palermo, intanto divenuto ricco con Zamparini, riprende tra le sue fila il picciotto di Borgo Vecchio, che intanto è avanti in carriera ma prima di appendere le classiche scarpette al chiodo vuole coronare il grande sogno, quello che aveva promesso al papà: portare in serie A il Palermo dopo oltre 30anni.

È una cavalcata trionfale, in cui Tanino accetta con grande dignità un ruolo da comprimario in squadra, ma che non gli impedisce di lasciare il segno. Per esempio contro il Bari, nell’ultima partita del campionato, che sarà anche l’ultima per lui col Palermo, quando Tanino entra dalla panchina e fa in tempo a segnare un bellissimo goal, seguito da una sgroppata commovente, occhi al cielo rivolti al papà che non c’è più e abbracci veri, genuini con tutti i suoi compagni, che sapevano bene quanto ci tenesse Tanino a quel goal, a quella promozione e alle sue dediche speciali. E uno stadio in visibilio, ad applaudire quel piccolo grande uomo, in quella esultanza che dimostrava che ogni tanto, seppur raramente, il cuore e il romanticismo vincono, nel calcio e nella vita.

C’ero anch’io tra quei 35mila ad applaudire Tanino, come lo avevo applaudito tante volte in passato. Per quello che sapeva fare in campo, dove era una punta esterna, o come si diceva un tempo una “ala”, fortissima; ma anche per la semplicità con cui si comportava fuori dal campo. Un antidivo, un uomo “normale”. E anche una volta chiuso col calcio, Tanino Vasari si dimostra una persona normale. Un lavoratore, uno senza troppi grilli per la testa. Prende i guadagni di una vita col calcio e non pensa a chissà quali investimenti speculativi o pseudo imprenditoriali: compra un panificio, a 200 metri dallo stadio che lo aveva visto protagonista. Non delega ad altri impegno e sudore: si mette dietro il bancone e lavora personalmente al suo panificio, tutti i giorni, fin dal mattino presto, come quel tipo di attività richiede. Ci ho comprato tante volte anch’io. Pane, pizza al taglio, rosticceria, tutto buono. E alla cassa il mio idolo di qualche lustro fa a darmi il resto e sorridere.

La normalità, già. Cos’è la normalità a Palermo? È tutto questo, certo. Avviare una attività, faticare, sorridere ai clienti. Purtroppo, però, normalità, a Palermo come a Napoli e in tanti altri posti, è anche che un giorno, confuso tra i tanti clienti del tuo negozio, ci sia qualcuno che con fare ora suadente ora minaccioso, ti dice che “devi metterti a posto”. Insomma, che devi pagare il pizzo a Cosa Nostra per poter lavorare. Sopportare e pagare in silenzio. A volte con soldi cash, altre accettando i fornitori e persino facendo le assunzioni che impongono loro. Se non ti pieghi iniziano i guai. A Palermo, in Sicilia, al Sud, quasi nessuno paga il pizzo per connivenza o complicità: lo paga perché non si può chiedere a tutti di esser disposti alle intimidazioni, alle rappresaglie, a viver sotto scorta e alla paura. 

Tuttavia, qualcuno che non si piega c’è. Ancora pochi, ma già tanti da non potersi più definire “casi isolati”. Tanino -abbiamo scoperto ora- è uno di questi. I suoi estortori li ha presi a parolacce e cacciati dal suo panificio. Tanto che i mafiosi avevano deciso di dargli una lezione, probabilmente di pestarlo. Per fortuna, sono stati arrestati. 95 arresti e due “mandamenti” importanti a Palermo smantellati. 

La mafia non finirà con questi arresti, altri ne prenderanno il posto e altri continueranno a taglieggiare chiunque, lo sappiamo bene. Però, la speranza di libertà e di sviluppo economico nella libera impresa crescerà, se insieme ai ragazzi di Addiopizzo, alle associazioni di categoria che dicono no al pizzo, ci saranno sempre più commercianti coraggiosi come Tanino Vasari. Uno che proviene dal mondo dorato del calcio, ma che prima era cresciuto al Borgo Vecchio, dove la mafia la si respira nell’aria e difficilmente si viene educati a dire no. Eppure Tanino il suo no lo ha detto. Che sia da esempio. Un beniamino, un eroe sul campo di calcio, ma anche un piccolo eroe di normalità fuori dal campo. Adesso, sarà ancora più un piacere comprare al suo panificio.

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

 

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