FIGLI IN PARTENZA, GENITORI 2.0

Bambina che parteBravo. Tu si’ che sfati luoghi comuni, vecchi clichet, il genitore apprensivo, magari meridionale. Genitore moderno, 2.0. Le tue figlie partono, due settimane in colonia estiva. Sono piccole, ok, saranno lontane da casa, e allora? 

Si divertiranno da matte! Non sei tu quello che adora viaggiare? Non sei quello che “ogni soldo speso in viaggi è ben speso”?
Più o meno amabilmente prendi per i fondelli madri, nonne, zie, per quel pizzico di ansia che traspare, o che tu pensi traspaia, dai loro sospiri, più che dalle loro parole: tu non sei affatto preoccupato, a che serve preoccuparsi? 

Tutto preso, zaini pronti, siete ancora a casa e hai già dato 378 baci alle tue figlie come se stessero per andare non in vacanza organizzata di tutto punto, ma in missione sotto copertura, a stanare un campo di terribili vietkong al seguito di Rambo. Una vocina da qualche parte di te ti dice “smettila, stucchevole, mieloso emblema di genitore appicicoso”, ma tu fai spallucce. D’altra parte, cos’è? Non puoi essere affettuoso con le tue bambine?

Monti in macchina, durante il tragitto verso l’aeroporto ecco la litania delle ultime raccomandazioni, in coro tu e la madre. Ovviamente tu con più aplomb, eh. Cose di geniale originalità, veri e propri compendi di saggezza in pillole, a misura di bambino che parte da solo, tipo: non perdete d’occhio l’accompagnatore durante il viaggio; se dovete andare in bagno non trattenetevi; quando siete lì non rimanete sudate alla corrente; non digiunate e non mangiate troppo, evitate la Coca Cola in eccesso. D’un tratto, non te ne rendi neppure conto, ma ti viene fuori pure quella roba lì: no, non ci credo! E invece si. Lo dici. La frase più antica e banale della storia, che si tramanda di padre in figlio, probabilmente da Adamo in poi. Quella che diceva tua nonna a tuo padre e poi tuo padre a te. E tu puntualmente ogni volta a pensare un solenne “che palle”, come a suo tempo avrà fatto tuo padre (in greco dato che è greco: malakies). Meglio che non approfondiamo cosa avranno pensato le tue figlie, quando hai detto: non accettate caramelle o altro dagli sconosciuti… E a scanso di equivoci hai pure aggiunto: mi raccomando

Arrivate in aeroporto. Saluti con rassicurante sorriso a trentadue denti tutti gli altri genitori, colleghi, amici, che sono con lì per la tua stessa ragione. Tutti apparentemente disinvolti e sorridenti, individuate subito l’accompagnatore che porterà i vostri figli in Vietnam, ehm no, pardòn, a Roma e appena quel povero cristo sembra avere due nanosecondi di respiro dall’assedio generale che lo assale, un padre o una madre subito si fionda, con tono finto indifferente, quasi a voce bassa come per non farsi sentire dagli altri e dai figli: a che ora è il volo? E poi il pullman? Ci avvertite quando l’aereo atterra a Fiumicino, giusto? Come? Ah, non è possibile? Non c’è problema, ci chiameranno appena giunti a destinazione. Scusi, sa, mio figlio a volte soffre l’aereo, nello zaino ha un sacchetto, per ogni evenienza…  Eccetera eccetera.

Le bambine intanto giocano con gli altri bambini, fanno amicizia, scherzano. Te le guardi. Sentiranno la nostra mancanza, povere. Certo, si divertiranno da matte, ma se poi, in qualche attimo, hanno la nostalgia di casa? Se poi hanno voglia di un avvolgente abbraccio del padre? Se vogliono le “coccoline” della madre? Destabilizzato dentro da questo struggente pensiero, le abbracci, per una sorta di consolazione preventiva. Loro si divincolano in fretta e corrono a scherzare con gli altri bambini. Meno male -pensi- stanno partendo serene. Sicuramente al momento dei saluti, prima del gate per accedere agli imbarchi, avranno un attimo di cedimento ma tu sei pronto e forte, una battuta e via! 

Infatti…

Il loro accompagnatore all’improvviso richiama l’attenzione: è ora di andare. Cazzo, ma come, di già? Le accompagni al gate, altri 89 baci e 134 abbracci, loro abbracciano te e la madre, si avviano, insieme agli altri. Le guardi, per scorgere eventuali segnali rivelatori dentro la pupilla più profonda dell’occhio, e avere conferma che siano allegre e non abbiano cedimenti emotivi. Vedi che ridono e scherzano, oltrepassano i controlli del metal detector, ti mandano saluti e baci in lontananza. Sorridono. Sei sollevato (ma come? Neanche una lacrimuccia al pensiero di lasciare papà per due settimane??). Tu incroci lo sguardo di tua moglie. Le sorridi con nonchalance. Sai benissimo che vi sentite entrambi due idioti, la guerra psicologica è non ammetterlo e non cedere mai, neppure di fronte all’evidenza! 

Quella lieve fitta allo stomaco che avverti da quando ti sei alzato non ti lascia. Saranno stati i tre caffè. Corri in ufficio, hai un sacco di lavoro. Sei in metro, testa vuota, prendi il tuo libro, leggi, sei distratto, metti le cuffie, ascolti musica, niente, senti caldo, sei insofferente, continui ad avere mal di stomaco. Arrivi in ufficio, fai il punto delle 4-5 cose più urgenti da fare, sei alla quarta e hai dimenticato le prime due, aspetta, ricominciamo. A che ora devono arrivare su in Umbria? Ah si, verso le 17. Telefoneranno subito? Ma certo, mica possono lasciarci aspettare. Sei a metà della prima attività lavorativa urgente, un attimo, sul sito Alitalia c’è lo stato dei voli. Controlli, ok, aereo regolarmente atterrato a Roma. Ricevi un paio di mail, le cose urgenti ora sono diventare otto. Il mal di stomaco, ti chiudi un bagno, ci rimani mezzora, maledetti caffè… 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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6 pensieri su “FIGLI IN PARTENZA, GENITORI 2.0

  1. Mi consola il fatto (sono preoccupata per i tuoi nervi) che certamente non hai memoria di quello che facevi,di quello che pensavi quando avevi 7 anni.I dolori verranno più avanti ,dai 15 anni in poi,perchè tu ricordi esattamente cosa facevi o cosa ti passava per la mente a quell’età quando eri lontano dai tuoi……

  2. Si divertiranno un mondo. Io sto male uguale quando parte mia figlia, ma la lascio sempre andare. Lei appartiene all’universo, non certamente a me che le ho solo dato le gambe per correre ed un cuore per amare.

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