PER SEMPRE

Per sempreNon dovremmo dirlo mai. È incompatibile con la nostra natura, è una condanna certa al fallimento e alla delusione: eppure ce la infliggiamo, ce lo diciamo. In tutte le fasi della vita, anche quando siamo talmente piccoli, inesperti e inconsapevoli, che nemmeno siamo in grado di scorgere i confini ideali, spazio-temporali, di una parola enorme come “sempre”.

Siamo già lì, manco nati, a cercare rassicurazioni su una fine da spostare all’infinito, da evitare ad ogni costo, per dare un senso alle nostre azioni, ai nostri sbattimenti, agli struggimenti, alle ansie. Cercando chiodi con cui fissare la tenda in profondità, in modo che possa resistere a tutto, nonostante tutto, per sempre. All’usura del tempo, alle tempeste, ai capricci del caso. E non calcoliamo che è a noi stessi che non resisterà. Siamo noi che cambiamo e trasformiamo l’agognato “per sempre” in un meno ambizioso ma molto più realistico “oggi, domani forse, dopo vedremo”. Ci vendiamo un’illusione da soli e la paghiamo pure a caro prezzo.

Per sempre. Ti amerò per sempre. Ci sarò per sempre. Non semplici promesse: sincere convinzioni. “Promesse oneste ma grosse” canta Ligabue ne L’amore conta. Come se fosse nelle nostre facoltà scegliere cosa può essere “per sempre”.

L’amore per i figli si avvicina a quella dimensione eterna, almeno riferita all’intera durata della vita; quello è per sempre, anche se muta nelle sue forme e nel modo di estrinsecarsi, naturalmente. Per sempre è il legame con chi ci ha generato anche quando ne rimane solo il ricordo, per sempre le istantanee che segnano momenti speciali, per sempre l’immagine del primo bacio, la prima volta che hai fatto l’amore, per sempre un abbraccio speciale di tua madre in un momento particolare, per sempre l’immagine di un dolore intenso, per sempre la sensazione di calore e di cuore che scoppia quando hai preso tua figlia in braccio la prima volta. Per sempre le fotografie fissate nel tuo album, le pagine del libro della tua vita, per la parte già scritta, mentre ogni istante continui a scrivere righe nuove. Sei lo scrittore del tuo libro e insieme il personaggio narrato, ma non sempre puoi scegliere la trama della narrazione. Fissi ricordi, scatti fotografie, per rendere “per sempre” attimi speciali. L’unico modo che abbiamo per sottrarre davvero quello cui teniamo alle fauci di quella mostruosa pianta onnivora che è il tempo.

Per sempre è, forse, l’amore per… l’amore. Per il bisogno che abbiamo di amare ed essere amati. Di sentire che esistiamo davvero perché siamo importanti per qualcuno. Ma la promessa degli innamorati riferita al perdurare senza tempo del loro sentimento con invariata intensità è temeraria. Ingenua. Illusoria. 

Per sempre… finché dura. Come nel film di Verdone, L’amore è eterno finchè dura. E poi, casomai, per sempre a cercare altri sensi, altri specchi, altre solitudini che messe accanto formino incastri perfetti. Perfetti più che si può e più a lungo che si può. Non per sempre.

E pazienza se tutto questo è terribilmente destabilizzante e anche vagamente deprimente. Per sempre, meglio che impariamo a convivere con la confusione e con l’instabilità del nostro essere. Quella si, per sempre

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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8 pensieri su “PER SEMPRE

  1. Dici, Francesca? Non lo so, io racconto… affiorano sensazioni, emozioni, parole. Non è detto che sia triste io, magari è che in quel momento mi passano davanti immagini o pensieri collegati a situazioni di un certo tipo. E’ sempre una alchimia strana quella per cui viene fuori un pezzo di un certo tipo in un certo momento…

  2. Noto che citi spesso Ligabue. Ma quasi sempre nei suoi pezzi più malinconici o tristi… E comunque è sempre un grande piacere leggerti

  3. Ligabue è uno dei miei artisti preferiti in assoluto e una certa sua sensibilità, nei sentimenti e nella visione della vita, è molto vicina alla mia. Solo che a lui invidio la capacità di sintesi che manca a me… Grazie dell’apprezzamento, è davvero molto gradito

  4. “sentire che esistiamo davvero perché siamo importanti per qualcuno”
    Quando frequentavo la terza media (non ridere, veramente mi ricordo), forse sulla soglia della crisi adolescenziale, non mi sentivo di esistere, pensavo di essere trasparente, di camminare senza essere vista, notata. Probabilmente non sentivo di essere importante per qualcuno. Alle scuole superiori questa sensazione a tratti è andata via e, adesso, a quasi 43 anni, è tornata. Mi sembra di camminare come fossi un fantasma e, solo in brevi momenti il mio corpo si concretizza, prende forma, si rende visibile. Non so se sia (e lo dico a me stessa mentre scrivo) bisogno di sentirsi importante per qualcuno o necessità di sparire. Il fatto è che non mi sento di esistere davvero. Sicuramente non c’entra con il ‘per sempre’, ma le tue parole mi hanno ancora una volta riportata indietro nel tempo e suscitato delle sensazioni che vivo ancora adesso.

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