OLTRE LE PAROLE, 11 SETTEMBRE

11 Settembre 2001Oltre le migliaia di cazzate dette e scritte.
Oltre al lavoro per talk show e opinionisti vari.
Oltre le guerre, oltre i “pro” a priori e i “contro” a priori.
Oltre le religioni, oltre il petrolio, oltre le bombe intelligenti e quelle stupide.
Oltre le teste decapitate, e la follia di un maledetto fanatismo.
Oltre il rispetto che si deve, comunque la si pensi, a un grande Paese.
Oltre alle più allucinanti e demenziali tesi complottiste.

Oltre la Politica, che spesso la P maiuscola neppure la merita.

Oltre al fatto che si dimentica con troppa facilità che, prima e più di tutto, si parla di vite umane. Di vite. Di persone. Di gente che ha, anzi aveva, una storia, una famiglia, un posto da cameriera part-time per pagarsi gli studi, un lavoro in ufficio, una famiglia in crisi da salvare, un amore smisurato per un figlio, un sogno, un progetto, la Grande Mela, la gioia di sbattersi come matti sedici ore al giorno pur di esserci, pur di essere al Centro del Mondo. E mai come quel giorno fu il Centro del Mondo.

Oltre a storie che potevano essere le più straordinarie o le più comuni della terra, ma non meritavano di essere spazzate via per una follia. Erano storie di persone. Semplici persone. Vorrei che fossero loro, prima e più di tutto, ad essere ricordate. Le persone. Le stesse che mentre tutto il mondo inquadrava ossessivamente le Torri Gemelle incendiate e trafitte dagli aerei kamikaze, si lanciavano dalle finestre nel vuoto, pur di sfuggire alle fiamme. Ho scelto queste immagini a corredo di questo pezzo perché, a mio parere, più di qualsiasi altra cosa rendono l’idea del terrore e del dramma che gli uomini e le donne coinvolte vissero in quegli attimi. Scegliere come morire, bruciati vivi o sfracellati al suolo, sapendo che non esiste via di scampo, che non c’è un’opzione per cui ci sarà un domani. Magari un attimo dopo l’ultima telefonata per dire alla tua compagna che la ami. 

Oltre a tutti i discorsi, alle parole più o meno vuote, io voglio ricordare le tremila persone che hanno perso la vita. Idealmente, le nomino una per una, come meritano. 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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