BENE FA BENE

GiocattoliQuesta è la storia di una giornata cominciata male. Una storia dentro e fuori, privata e pure pubblica. Una storia vera, la storia di questa città, in fondo: orrori indicibili e slanci di generosità e cuore. A suo modo, di anticristi e di salvatori. Di purezze che riscattano, per un attimo, le peggiori nefandezze. Una storia siciliana. 

Era cominciata male, questa giornata, per un cittadino qualunque. Tristi e grigie questioni personali velavano i suoi occhi. Beveva un caffè zuccherato eppure amaro. Con lo scoramento di chi non vede spiragli di luce possibile. Poi ha preso dei giocattoli, scelti dalle figlie. Avrebbe voluto starsene solo, buttato su un letto a guardare il soffitto, pensando a nulla. Ma aveva un impegno da onorare. Fare la sua piccola parte per restituire un sorriso. Fosse pure solo un attimo di svago. E reagire all’insopportabile offesa all’umanità perpetrata da alcuni esseri subumani, che hanno rubato tutti i giochi dalla ludoteca della oncoematologia dell’ospedale Civico di Palermo. Insomma, un furto ai piccoli malati di cancro. La rabbia insopportabile, la certezza che qualcosa bisogna pur fare. Sennò siamo morti davvero, non solo come società e come comunità, ma anche come individui. E’ del tutto piatto l’encefalogramma sociale e morale di questa città? No, evidentemente non lo è, evidentemente non ci solo indifferenza e rassegnazione in giro. 

Il cittadino qualunque arriva al luogo convenuto, in ospedale. Trova tanta gente. Bambini, ragazzi, mamme, nonni, studenti. Ma soprattutto volti umani. Puliti. La meglio città, parafrando il titolo de La meglio gioventù. Persone che si incontrano, si presentano, molti si conoscevano solo su Facebook. Sono contenti di essere li, si vede subito che per tutti non è una incombenza da liquidare nel minor tempo possibile. C’è una quantità impressionante di giocattoli, di ogni tipo, di ogni formato, per ogni età. Le persone, tutte, guardano, sorridono si ringraziano, con naturalezza, senza orpelli, senza retorica. 

Si dicono tutti “grazie”, reciprocamente. Grazie da tanti comuni cittadini ai più attivi su Facebook, quelli che si sono dati da fare per organizzare tutto questo; ma loro rispondono a loro volta “grazie a te e a tutti voi, per aver diffuso l’idea, per essere qui”. Dicono grazie i responsabili sanitari del reparto, grazie le associazioni di volontari, grazie gli inservienti che regalano caramelle ai bambini che si adoperano, divertendosi, per trasportare i giochi sui furgoni, che li trasporteranno in altri ospedali e in case famiglia, a donare altro svago e altri sorrisi ad altri bambini meno fortunati.  

Sono dei semplici “grazie”. Ma sono grazie sinceri, grazie per la piccola parte che ciascuno ha fatto, determinando la sensazione più bella: c’è anche un’altra città, un’altra società, un’altra umanità tra noi. Non c’è un solo mondo possibile, esiste la possibilità di una risposta diversa e spontanea. E’ questo il motivo più profondo per tutti quei sorrisi e per quei ringraziamenti reciproci: tutte quelle persone hanno dimostrato a se stesse, prima ancora che ai bambini, ai ladri, ai palermitani, che esiste, sempre, un altro mondo possibile. 

Il cittadino qualunque va via. Adesso sorride. Va a far spesa in un centro commerciale, lascia passare avanti una signora che va di fretta in coda alla cassa, aspetta qualche minuto in più per l’errore di un addetto senza irritarsi come avrebbe fatto normalmente, aiuta un anziano a caricare merce pesante in auto. E a tutti, sorride. Ricevendo sorrisi. Ripensa alle sue questioni personali, adesso sa che le affronterà meglio. Basta poco, in fondo, per avere un approccio diverso. Sorridere fa bene, sempre, a chi lo fa e a chi lo riceve, esattamente come il bene. Far del bene fa bene. Senza essere eroi, basta poco 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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6 pensieri su “BENE FA BENE

  1. Forse avrebbe fatto bene anche a me ‘fare del bene’ e invece per qualche giorno ho provato a non pensare a nulla, proprio come hai scritto tu. Ma non lo hai fatto. Avrei dovuto. Penso che il segreto stia in questo…sostituire il condizionale con l’indicativo. E vivere, facendo e facendosi del bene. 😀

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