GRECI II, INVITO A PRANZO

Pranzo grecoAltro piccolo appunto di viaggio. Quando si viene invitati in una casa greca, per pranzo o cena, ci si rende conto che Il mio grasso grosso matrimonio greco non era solo un film o una parodia. A volte è la realtà. Ed è meglio avere appetito e stomaci forti. 

Invito a pranzo dal mio anziano zio, con sua moglie, dove stavo spesso da bambino. Cerco di svicolare, sia perché qui a Cefalonia in genere sto tutto il giorno in giro e salto il pranzo, per fare il bagno tranquillamente, sia per non dar da lavorare all’anziana zia. Che comunque, per inciso, è sempre stata una eccellente cuoca. Tuttavia, mi bloccano un giorno, senza possibilità di replica. Tento di abbozzare almeno una timida richiesta in senso minimalista: “zia, fai solo una insalata greca, che adoro, così non fai troppa fatica in cucina”. Risposta inquietante: “non ti preoccupare. Ricordo cosa ti piaceva da bambino. Ci penso io”. 

Quel “ci penso io” è minaccioso… 

Prevenire è meglio che curare e al mattino del giorno in questione salto la colazione. Digiuno e affamato, mi presento a casa degli zii, munito del vassoio di dolci di ordinanza, per i quali vengo cazziato: “non c’era bisogno”. Mio zio esordisce dicendo che hanno preparato solo “due cosette e intanto che la zia mette a tavola ti faccio vedere la villa, così vedi come è cambiata”. Finiamo il giro e andiamo a tavola. Splendida, sul giardino con incantevole vista mare, un mare che conosco bene. Ci trovo sopra una insalata greca così bella da vedere, che pare quasi brutto mangiarla, e del coniglio selvatico. Mi rincuoro, penso tra me e me che poteva andare peggio. 

Povero illuso. 

Appena mi siedo, la zia porta a tavola un vassoio da terzo reggimento fanteria di pastitsio, una sorta di pasta al forno con ragù e besciamella, in cui è sempre stata eccellente. E anche stavolta non si smentisce, a dispetto dell’età. Dopo la seconda porzione, la zia mi fa: “sono contenta che ti stia piacendo come da bambino. Spero ti piaccia anche quello che porto ora”.

Come? C’è dell’altro? Oltre a coniglio e insalata greca? Si. Mi giro un attimo e vedo un altro vassoio ciclopico con sopra mousaka’. 
Ora, chi mi conosce sa che io posso resistere a tutto (beh… a quasi tutto!), ma non al mousaka’ fatto come gli Dei dell’Olimpo comandano. Tanto per chiarire subito come stanno le cose, la zia me ne appioppa sul piatto due porzioni. Non due mattoncini, ma due porzioni da coprirci una parte di Piazza San Pietro. Nel frattempo, lo zio mi riempie il terzo bicchiere di Rombola, il buonissimo e pregiato vino bianco di Cefalonia. Fa caldo, a maggior ragione con tutto quel cibo e vino, ma io sudo freddo, pensando a quanto possa ancora durare il pranzo. Dopo la prima fetta e mezza, strepitosa, provo timidamente a lasciarne un po’.

“Ma come, non ne vuoi? Eppure ti piaceva così tanto da ragazzo!”

“Minchia, zia, ho già mangiato due pezzi di pastitsio, e una e mezza di mousaka, come faccio…

Mi interrompe come se stessi dicendo eresie: “Ok ok, mangia il coniglio, e l’insalata, e la feta, è quella speciale, sai, l’abbiamo ordinata per te. E poi l’uva e i dolci che avete portato”.

Faccio mentalmente al volo una specie di gastroscopia intestinale: spazio residuo minimo. Devo bluffare, fingere di mangiare di tutto e limitarmi ad assaggi lilipuziani. Arrivato al dolce, sto per esplodere, ma penso di averla sfangata con insolita abilità, sono riuscito a sopravvivere! 
Ad un tratto però lo zio mi fulmina: “Vasili (Basilio in greco), non hai mangiato niente! Qualcosa non va, non ti piace più la nostra cucina?” 

La prossima vita rinasco cinese. Voglio essere piccolo e magro, pesare 35 kg. Basta abitudini socio-alimentari siculo-elleniche… 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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6 pensieri su “GRECI II, INVITO A PRANZO

  1. Tu per dimagrire insomma…bé ,diciamo che ci si potrebbe impegnare di più!
    Però nascere siculo-greco in effetti non aiuta……..nascere mezzo danese e mezzo irlandese e magari risiedere nelle isole Aran sicuramente ti avrebbe dato un quarantina di chili di vantaggio!

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