IO NON VOGLIO

dimatteo_scarpinatoPuò darsi che, come diceva Vico, la Storia sia tutta un susseguirsi di corsi e ricorsi storici. Ma io non voglio certi ricorsi. Non voglio che un capomafia storico del livello di Galatolo racconti come fosse tutto pronto per il “botto” contro un PM palermitano, già oggetto di “affettuosi” pensieri da parte di Totò Riina, e dai vertici istituzionali del mio Paese non si legga una parola che sia una di sostegno a chi è in prima linea contro questa follia, che in tanti preferiamo chiamare montagna di merda. 

Non voglio che succeda, ancora, che ci sia ancora un altro “botto” nella mia città. Né in trasferta, come accadde nel 1993. Dopo il 1983, con Rocco Chinnici, dopo il 1992 con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le loro scorte: palazzi distrutti, strade e autostrade sventrate, brandelli di corpi sparsi ovunque.

Non voglio edizioni straordinarie, speciali, soloni e tuttologi in consesso permanente, plastici di Vespa che ci spiega come funziona il tritolo, non voglio facce tirate con gli elastici e professionisti del lutto che impazzano ovunque.

Non voglio, se il botto ci fosse davvero, dover assistere a tutti che fanno  l’elogio dell’eroe. Tutti a professarsi suoi amici, a chiamarlo per nome, a ricordare aneddoti confidenziali. Tutti a fare la morale sull’averlo lasciato solo. Tutti. Pure i professionisti dei “professionisti dell’antimafia”, cioè quelli per i quali della mafia meglio non parlare, quelli delle battute al vetriolo contro chi cerca di far qualcosa, quelli che scrivono lettere chiedendo che i giudici se ne vadano ad abitare in un bunker fuori città, insomma fuori dai coglioni. Che la gente “normale” si infastidisce con tutte ste’ sirene e ste’ zone rimozione. 

Non voglio che le mie figlie, domani, formino l’ennesima generazione di siciliani e italiani che un giorno racconteranno ai loro figli del clima e delle scene tragiche che vissero da bambini e da ragazzi.

Non voglio che, esattamente come per Paolo Borsellino, tutti sappiano chi è il prossimo bersaglio e nessuno riesca a impedire che venga colpito.

So di vivere in un posto strano. Una città, un Paese in cui certe Verità devono essere impedite ad ogni costo, in cui tanta gente fa l’esatto contrario del suo dovere e in cui voltarsi dall’altro lato è costume diffuso anche in chi non è direttamente colpevole. Insomma, per molti versi un posto di merda. Ma poiché c’è qualcuno che malgrado tutto, perché in questo posto di merda abbiano ancora un senso le parole Diritto e Legge, conduce e fa condurre ai propri cari una vita dimezzata, povera di libertà e ricca di tensioni insopportabili, io non voglio che tutto questo passi sotto silenzio. Pazienza se tace il Capo dello Stato, pazienza se tace il vertice del Csm, pazienza se tace il Primo Ministro, pazienza se il Ministro degli Interni ha promesso un dispositivo speciale di protezione chiamato jammer da oltre un anno e ancora nulla si è visto. Pazienza tutto. Anzi, pazienza un cazzo: rabbia e reazione. Di sicuro io non voglio essere complice, anche solo per passività, e allora lo urlo e invito tanti altri “comuni cittadini” a urlarlo, ciascuno come può: NON VOGLIO che succedano mai più certe cose. E affinché non succedano, bisogna pensarci e agire prima. NON piangere e presenziare con faccia contrita ai funerali dopo.

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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2 pensieri su “IO NON VOGLIO

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