LE NOTTI

Firenze by nightE poi ci sono di quelle notti. Chissà perché, capitano quasi sempre di notte, quei momenti in cui ti dici, con la voce inconfondibile del prof. Vecchioni, “Cos’è rimasto delle gioie e dei miei improbabili dolori. A cosa è servito il tempo dei miei straordinari batticuori. Avessi inventato qualcosa, si fa per dire, una pietanza, fossi stato un genio, o almeno un terzino dell’Atalanta”…

Le notti del cosmo infinito e impalpabile, ma anche dell’angolo stretto in cui non entrerebbe nemmeno un ago, ma in cui ti sembra che lì dove sei è largo, per te. Troppo largo, niente che ti aderisca addosso. Niente che sia veramente giusto per te. E se ci fosse, vedresti che è vicinissimo eppure non raggiungibile. E se ci fosse stato, è svanito e stai ancora cercando di capire come e quando. Niente che tieni e trattieni veramente, stai per sussurrare un “peccato” ma ti si strozza in gola.

Tutto troppo stretto o troppo largo, da sempre. L’ansia di appartenenza, mista all’ansia di libertà. L’ansia di avere nessuna ansia. Oblio totale, abbandono. L’appartenenza che c’è, come non ci fosse. La libertà che c’è, come non ci fosse. 

Le notti in cui realizzi d’improvviso che buffo che è essere figli di questo strano tempo, figli del carpe diem. Divorati dall’angoscia di afferrare, tutto quello che si può, qui e ora.

L’attimo fuggente, che ad inseguirlo sempre, fugge davvero. Figli di un tempo in cui del doman non c’è certezza. Bulimici di emozioni. Non basta mai. Ancora e ancora. L’ansia di rincorrere momenti come fossero gli ultimi. Il momento eterno. E alla fine quel cazzo di puntino, disperso chissà dove nell’universo, ti ha centrato in pieno lo stesso. Una vita di antidoti per schivarlo e lui ti ha preso lo stesso e ti ha trascinato proprio là dove non volevi essere.

Sarà questo, allora, quel silenzio che arriva da lontano e quando entra dentro diventa malinconia? La dispersione solitaria nell’universo, non invece la notte, non il tempo, la solita polverina che scende lenta ma inesorabile nella clessidra; sarà questo il silenzio dentro e fuori che si sente, questo nulla invisibile e avvolgente, questo vuoto nella testa?

“Gli anni ti inseguono quando sei solo, gli anni ti parlano, ma non è vero. Gli anni rimangono e si nascondono, gli anni si impigliano e si aggrovigliano. Vorrei parlarti, vorrei spiegarti, vorrei lasciarti e poi cercarti…”

 Basilio Milatos ©Riproduzione riservata 

https://www.youtube.com/watch?v=0w1tbrcWdDk

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