DODICI DUEMILA E UNO

Dodici Duemila e UnoNon do i numeri. Dodici, duemila e uno sono le cifre più rappresentative di tre diversi fatti accaduti in tre diverse parti del mondo. Tre fatti orribili, di cui due sono in qualche modo collegati alla matrice del fondamentalismo islamico, mentre l’altro invece non c’entra nulla: è accomunato ai primi due solo per il disgusto che mi ha causato. Per un aspetto, soggettivo ma sostanziale, quello che mi sconvolge e rattrista di più: la progressiva, deprimente, disperante perdita di umanità che ci ci circonda. Che ci soffoca. Ogni giorno veniamo investiti da un pezzettino di quel grande palazzo umano che crolla; fuggiamo, cerchiamo un’isola felice o almeno deserta dove trovare rifugio, ma non possiamo sottrarci a questa degenerazione sempre più onnivora. Piovono macerie dappertutto.

Dell’attentato a Parigi contro il giornale satirico, con le 12 vittime iniziali, più quelle successive, sapete tutti. Quindi non mi soffermo.

Forse sapete meno dell’attacco che i miliziani di Boko Haram, collegati a ISIS, hanno portato nel nord-est della Nigeria, causando un numero imprecisato di vittime, si pensa 2.000, di cui almeno 300 bambini.
È un posto lontano da noi, la Nigeria. Certamente molto più lontano, anche per matrici culturali e stile di vita, di Parigi. Eppure 2000 morti sono talmente tanti che forse neppure riusciamo a contarli. E forse a livello inconscio per questo rifiutiamo la notizia. Se ne parla poco, quasi per niente, la ascoltiamo attraverso i pochi media che l’hanno riportata, ma lo facciamo distrattamente, come fosse fiction e non realtà, e come qualcosa che non ci riguarda. Duemila… quanto ci vuole per contare fino a duemila? E se si tratta di vite umane, e non di numeri, quanto pelo sullo stomaco ci vuole per contare fino a duemila e continuare con la nostra routine quotidiana, coi nostri problemi che ci sembrano enormi e per i quali ci infliggiamo tonnellate di stress, mentre da qualche parte del mondo qualcuno uccide duemila persone in nome di un presunto ideale religioso?

E poi c’è uno. Numero piccolissimo rispetto a quegli altri, cosa vuoi che sia. Non è manco morto, questo qui. Nel centro della mia città, a due passi dal salotto buono di via Ruggero Settimo, sotto i portici, dorme un clochard, si chiama Vito. Pare sia un ex lavoratore nel campo dell’edilizia, che ha perso il lavoro, poi la famiglia, poi la casa. Ed è finito a dormire per strada. Qualcuno, nella mia città, ha deciso di rapinarlo. Vito ha reagito e gli aggressori, per ripicca (o per gioco? O per ammazzare la noia?) hanno pensato bene di gettargli benzina sul capo e poi dargli fuoco. Vito è vivo, ma è  sfregiato, ustionato in viso e nel corpo e ha perso un occhio. 

Come si può accettare un simile livello di abbrutimento, di disumanità, di ferocia gratuita? Io li vorrei vedere in faccia questi che lo hanno aggredito e gli hanno dato fuoco. Vorrei conoscere le loro famiglie, capire se da bambini avevano qualcuno con cui parlare, se raccoglievano le figurine, se giocavano a calcio, se mangiavano le merendine, se la madre li picchiava. Se sono andati a scuola, e se si dove, con quali maestri, con quali compagni.

Lo so, non c’entra nulla con l’atroce gravità di portata “mondiale” delle altre due questioni; lo so, questa, al confronto, è una vicenda secondaria, buona al massimo per la cronaca locale. Ma io, come tutti, assorbo le informazioni che ci vengono rimandate. Le rielaboro, ne decodifico le emozioni che mi fanno affiorare, ne sento il sapore amaro. A tratti disperante. Che ne è stato dell’umanità? Quanta brutalità, quanta follia, quanto non senso dobbiamo sopportare ancora, tutti i giorni tutti i minuti, geograficamente vicino e lontano a noi? E per chi ha figli: in che mondo li stiamo facendo crescere? 

Io non lo so. So solo che non è giusto sperare che siano loro a riportare umanità in questo mondo. Implicitamente implicherebbe assegnar loro questa responsabilità. E so che questa barbarie continua, ad ogni livello, non è più sopportabile. 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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2 pensieri su “DODICI DUEMILA E UNO

  1. L’uomo è’ in decadenza è quell’uno purtroppo dimostra quanto oggi l’uomo sia caduto in basso, figuriamoci quelli a livello superiori quali sono i politici.

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