PER UN NEO PAPA’

Nascita BambinaLa notizia mi è arrivata qualche ora fa. Lì per lì, preso da un lavoro urgente, non mi sono potuto soffermare adeguatamente. Dopo qualche minuto, mentre stavo definendo la mia slide aziendale, d’improvviso mi è venuta in mente la tua immagine di tanti anni fa. Appena arrivato nella tua nuova classe al caro vecchio Vittorio Emanuele, praticamente con la stessa faccia di oggi, il sorriso paraculo che chiunque capiva essere, appunto, paraculo, ma di cui finiva col fidarsi lo stesso.

30 anni passati senza che la tua faccia perdesse quasi nulla di quell’aria da ragazzino che mantieni ancor oggi che i 40 sono passati da un pezzo. 30 anni di risate, a volte grasse e altre volte amare, per sdrammatizzare, come sappiamo fare noi; di aggaddi (liti) per qualcuna delle tue memorabili “chiantate” (piantate), di telefonate per coprirci a vicenda marachelle più o meno innocenti, o di telefonate fatte o ricevute che non avremmo mai voluto fare o ricevere. E ancora, di viaggi compiuti e mancati, quasi sempre per colpa tua, ovviamente. Ma prima di oggi l’sms in cui mi annunci di essere diventato padre mi mancava! 

E così, ora anche tu sei nel club dei papà. E papà di figlia femmina, bada, che -come a breve capirai perfettamente anche da solo- è una piccola postilla in più, una ulteriore specifica del già delicato status di padre.

Sei stato l’ultimo a “capitolare” all’altare, ultimo, più impenitente, incorreggibile e amabilmente inaffidabile tra tutti noi vecchi amici, un giorno di settembre di oltre due anni fa; quando tu e la tua sposa bellissima (aggettivo riferito a lei: su di te si è fatto il possibile, ma per i miracoli…) avete pronunciato il fatidico si, tra lucciconi vostri e nostri.

Per il sempreverde principio che nella vita la ruota gira continuamente, ti sei sposato quando già alcuni degli amici storici erano separati, altri si erano risposati e quasi tutti avevamo figli. E coi figli, insieme alla gioia, le emozioni, i sorrisi, i giochi, nel pacchetto all inclusive, specie i primi tempi, c’era anche l’inevitabile corollario di vincoli al “cazzeggio lifestyle” di un tempo e di occhiaie per nulla attribuibili a mirabolanti imprese erotiche notturne o a performance danzanti modello Tony Manero de nuantri, bensì a pappe, veglie e colichette varie.

Per ragioni di opportunità, eviterò qui qualunque riferimento di qualsivoglia genere al variopinto tuo periodo che va dai tempi del liceo a quelli delle nozze. Posso raccontare però che, conoscendoti, sorridevamo tra noi pensando al giorno in cui la più sacra delle responsabilità, la paternità, sarebbe toccata anche a te, indomito esemplare di eterno fanciullo, al cui cospetto Peter Pan è un misero dilettante. 

Ebbene, quel giorno è oggi. E oggi, io so che sarai un grande padre, malgrado tutte le cattiverie affettuose che ti abbiamo detto in questi anni (e che continueremo a dirti, s’intende). Per la verità, ho già provato a raccontartelo alcune volte negli anni scorsi cosa significhi essere padre, in particolare di femmine, che come noto è la specialità del sottoscritto; ma naturalmente, ciascuno vive questa esperienza a modo suo, e tra qualche tempo mi dirai com’è il tuo, di modo.

Non ti anticipo nulla dei batticuori, di come i tuoi punti di vista cambieranno totalmente, delle preoccupazioni, di quel sentirsi  –ed essere!- totalmente rincoglioniti mentre, disteso per terra, tua figlia ti ballerà sulla pancia e tu continuerai a ridere come un ebete; non ti anticipo quante volte ti renderai conto che sbagliavi, finora, quando della vita pensavi di avere capito molto e con lei in braccio invece realizzerai che avevi capito ancora poco.

Ma più di tutto, una cosa non ti dico, che invece molti in circostanze simili amano dire: ora finalmente maturerai. Cazzate. Quelli come noi non maturano mai. Continuerai a fare le tue brave fesserie, a fare infuriare tua moglie, i tuoi amici, i tuoi colleghi, le tue sorelle, a non essere puntuale, a dire a chiunque “fratello, ti richiamo io tra poco” ignaro del fatto che sei o dodici mesi dopo tecnicamente non rientra nel concetto del “tra poco”. Ma… adesso la tua immaturità, casomai, sarà lieve, a suo modo splendida perché più consapevole di te stesso e di quello che hai intorno; qualunque cosa farai, da oggi in poi, terrai presente che c’è lei, la tua bambina e che lei va protetta e accudita come forse non avresti mai sospettato di saper fare, neppure con te stesso. E invece lo farai, compà. Perché anche questo è essere padri. Benvenuto nel club dei papà, soprattutto, benvenuta Martina! E un bacione alla splendida neo mamma, che, come da ruolo, nel processo procreativo, ci mette la parte più faticosa: tu a parte pochi minuti di “travagghiu” un facisti nenti! 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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