IL VECCHIO E L’AMORE

Il vecchio e l'amoreQuella mattina, il ragazzo si era svegliato ancora prima del solito, aveva indossato la sua tuta e aveva iniziato la sua corsetta che ancora la luce del giorno era fioca. Erano passati pochi minuti, aveva da poco accelerato l’andatura, coi polmoni che si aprivano all’aria fredda di quella giornata e quella ventata di adrenalina a pervadergli il corpo e la mente, forte dei suoi vent’anni; in quel momento, scorse di fronte una sagoma ai bordi del fiume. Forse in parte immerso nell’acqua. Cambiò direzione, accelerando ulteriormente, prese il sentiero che gli sembrò più breve per arrivare dall’altra parte e si trovò al cospetto di un anziano signore. Era di bel aspetto, vestito in modo sobrio ma aggraziato, un jeans scuro, maglione chiaro a collo alto, giubbotto pesante aperto, alto, capelli grigi, grandi occhi neri, uno sguardo che a dispetto dell’età e dell’evidente sofferenza dipinta intorno e sotto gli occhi, palesava una intensa vitalità. Piedi e parte delle gambe in acqua, sembrava bisbigliare tra se’ e se’, certamente afflitto da qualcosa.

“Posso aiutarla, signore, si sente bene”? fece il ragazzo.

L’anziano alzò lo sguardo, come se si fosse accorto solo in quell’istante che c’era qualcuno lì con lui.

-No, grazie ragazzo, purtroppo non puoi aiutarmi.

-Ma… è sicuro di sentirsi bene? Fa freddo oggi, lei ha i piedi bagnati…

-Quando sono afflitto ho bisogno di una sensazione fisica di freschezza, che mi parta fin dai piedi. Come se il freddo del corpo potesse calmare la mia anima in fiamme. Naturalmente non funziona, eh, non metterti in testa di fare anche tu le sciocchezze che fa questo vecchio, se per caso dovessi essere triste. Ma perché mai dovresti esserlo, tu, che sembri un inno alla vitalità?

-Per la verità, lei non sembra uno che fa molte sciocchezze. Posso chiederle perché è triste?

L’anziano sospirò, con l’aria di chi ne avrebbe avuto di cose da dire, ma non era il caso. Rimase alcuni secondi in silenzio, poi parlò.

-Per quello per cui vale la pena essere tristi, amico mio, la sola, vera unica cosa per cui si è felici. Quindi, di contro, per cui si è tristi. L’amore. Sto male per amore.

Il ragazzo trasecolò un attimo, cercando di reprimersi per non dare a vedere il suo stupore.

-L’amore?

-Si. L’Amore. Quello che incendia l’anima, ragazzo, il fuoco che ti fa sentire vivo dentro, che da emozioni. Quello che ti da la vita. Oppure te la ridà, se ti senti spento o morto dentro. Quello per cui ti senti tre volte più forte di quello che sei, per cui ti accolli sfide impossibili, accetti il rischio di soffrire e poi puntualmente soffri: ma è quello che da’ vita e senso, alla vita stessa. Tu sei innamorato?

-Beh… si, non so… ho una storia, ma sa, per il momento sono più concentrato su altri progetti, studio, voglio costruirmi un futuro, viaggiare, divertirmi, poi trovare un lavoro che mi piaccia. Per l’amore ci sarà tempo. Lei comunque è stupefacente. Davvero, io pensavo che si sentisse male, o che fosse dispiaciuto per un problema di salute, di famiglia, cose così. E invece lei soffre per Amore. Mi scusi se sono poco delicato, è triste ma bello. Poetico. Credevo che a una certa età non si soffrisse più per amore.

-Si soffre per la salute, per errori commessi, per i bilanci di una vita che non tornano mai, perché le cose che hai alle spalle sono molte più di quelle che hai davanti, per gli amici che hai perso. Si soffre per tante cose. Ma non esiste un tempo in cui non si soffre per amore. Altrimenti, vuol dire che non si è più vivi, e allora sì, quello è triste.

Il ragazzo lo guardò non riuscendo a dissimulare una smorfia di perplessità.

-Secondo te cosa è importante nella vita, ragazzo? Cosa pensi che ti renderà felice? Cosa credi che ti farà sentire realizzato, come amate dire voi giovani oggi. La “realizzazione di se’” attraverso cosa passa, è una dimensione meramente individuale? Cos’è, fare una bella carriera, scalare le cime del successo, avere potere? Io ho avuto tutto questo, sai? Sono stato un professore universitario, ho pubblicato libri, ho avuto fama e denaro. Sono stato ricevuto con tutti gli onori anche da un Ministro, una volta. Vuoi sapere una cosa? Sono stato felice solo quando amavo ed ero amato. Qualunque cosa tu ottenga nella vita, qualunque meta tu raggiunga, nulla ti renderà veramente felice senza la possibilità di condividerlo totalmente con qualcuno. Un’altra anima che si incastri perfettamente con la tua, con cellule diverse, storie diverse, altra educazione altre esperienze, altri occhi sul mondo. Eppure, tu la sfiori e sai che quell’anima ti riempie, ti completa. Dici che è solo poesia? Forse, ma è la poesia, è l’amore, a dare un senso alla vita.

-Lei parla dell’amore come la vera chiave della felicità. Ma come la mettiamo con la sofferenza? Con l’infelicità e il tormento che si porta dietro? Se io sono qui a parlare con lei è perché lei è infelice, tutto solo, al freddo e coi piedi in acqua. Ne vale la pena, alla sua età e dopo una vita così piena come lei me l’ha descritta, di soffrire ancora per amore? Non la avvilisce tutta questa dipendenza da un’altra persona? Io voglio essere autonomo. Voglio sapere che stare bene dipende da me…

-Stare bene dipende da te, in buona parte, si. Ma essere felice no: per questo non ti puoi bastare. Non è che ne valga la pena o meno: è che non esiste altra opzione. A 70 anni ancora mi struggo per una donna che non posso avere. Sento la soddisfazione per tutto quello che ho costruito nella mia vita, nessuno me la toglie. Ma, adesso, qui e ora, io voglio lei e lei non ce l’ho, come posso essere felice? Il dolore, la delusione, la malinconia, talvolta l’ossessione, è il prezzo che paghiamo. Senza nessuna garanzia di lieto fine, quello lasciamolo ai film e ai racconti. L’amore può anche essere infelice e irrimediabile.

-E allora perché la gente poi si annoia? Su, non mi dica che lei nelle sue storie non ha mai tradito, che l’intensità dei suoi sentimenti è rimasta uguale anche dopo i primi tempi. Se l’amore fosse così importante, perché tutti dopo un po’ si stancano e poi si trascinano? Lei mi piace e le farò una confidenza personale: i miei genitori si volevano molto bene, eppure qualche anno fa hanno divorziato. Non si amavano già da tempo e sa la cosa buffa? Restavano insieme per me e mia sorella. Pensavano di farlo per noi, per non toglierci il guscio che ci avevano costruito intorno. Ma io a 16 anni sono andato da mia madre e gliel’ho detto: “chi ve l’ha chiesto? Lo so che non vi amate più, chi vi ha chiesto di immolarvi per noi? Pensi che non sappiamo che non vi sopportate più, che avete altre persone nelle vostre vite, che ci propinate un modello di famiglia unita e di amore eterno in cui non credete voi per primi da un pezzo? Smettetela con le ipocrisie e fatevi le vite che volete, a noi basta che ci siate individualmente, non è necessario che siate anche coppia tra voi”. Ci è rimasta male. Come se le avessi smontato in un attimo il valore sacro di un modello, della cosa più importante e quindi del suo stesso sacrificio. E poi mi guardo intorno, e sa che le dico? E’ difficile credere nell’amore, come dice lei. Io ho solo vent’anni, ma intorno a me non vedo altro che ipocrisia, egoismo, noia, tradimenti, gente che vorrebbe scappare e rimane solo per paura. Penso a me stesso e a quello che posso fare io per la mia vita, senza aspettare una fata su cui riversare la mia anima, o peggio, qualcuna che mi salvi. Mi salvo da solo, grazie.

L’anziano si strinse nelle spalle, mentre tentava di asciugare i pantaloni bagnati. Poi gli sorrise.

-Qui sembra che ci siamo scambiati i ruoli, gli anni, i muri difensivi. Di solito è l’anziano ad essere disincantato, il giovane dovrebbe essere sognatore per definizione: tra noi invece io sono quello che sta male per amore e malgrado ciò ci crede ancora, e tu che dici di non crederci. So bene che è vero quel che dici. All’inizio è tutto emozione e passione. Quando sei innamorato, non sei mai annoiato. Né stanco, o irrequieto, o infedele: non hai bisogno di altro. Cerchi sempre e solo l’oggetto del tuo desiderio. Prima o poi però il sacro fuoco si attenua e arrivano noia e stanchezza. Io ho buttato via le mie storie più importanti anche per questo, sai? Ho smesso di far sentire la mia donna importante, senza neppure rendermene conto, mi sono messo a cercare altro. Non necessariamente altre donne, ma proprio altri interessi: evidentemente lei non mi riempiva più, non mi completava più, l’incastro perfetto non era più perfetto. E mi è accaduto anche il contrario: amavo quella donna con tutto me stesso, ero cresciuto con lei e per lei, mi ero sforzato di essere come lei mi voleva. Eppure, ad un tratto, lei non mi volle più. Disse che non le stava più bene come ero fatto, come se prima fossi stato un altro. E finì. Non esistono ricette magiche: è la vita, le cose iniziano, finiscono, a volte tragicamente, a volte piangi, ma non puoi rinunciare. Infatti, io a 70 anni sono ancora così: innamorato e ferito.

-E allora vede che faccio bene a cercare di bastarmi da solo?

-Da solo rinunci a priori a volare, e non è detto che sia saggio, solo per non vedere le ali di cera prima o poi sciogliersi in volo. Scegli di essere spento per paura del fuoco: è questo che vuoi? Sai cos’è il soffio sulla bocca dell’anima?

-No

– A volte basta leggere un nome, “quel nome”, basta scorgere una somiglianza, “quella somiglianza”, basta ascoltare una canzone e ti rendi improvvisamente conto di quanto reale, concreto, tangibile possa essere il nostro strampalato mondo psichico, il nostro inspiegabile mondo emotivo….  Non è un concetto astratto, inafferrabile, intoccabile… un mondo solo per poeti e matti… E’ reale, è materia, è un pugno in pancia o, al contrario, è quella meravigliosa sensazione come se una piuma ci carezzasse all’improvviso la bocca dello stomaco. Anzi, direi proprio a questo punto, la “bocca dell’anima” e qualcuno ci soffiasse delicatamente dentro…  Se questa non è emozione che si fa materia… (cit. Dott.a Livia Marchica)

-Bellissimo. Ma… che senso ha trovare qualcuno capace di soffiarti sulla bocca dell’anima se prima o poi sai che lo perderai, o che quel soffio non ti interesserà più?

-Il senso è tutto in quel soffio, in quello stesso istante: non c’è prima, non c’è poi, non c’è calcolo, non c’è nessun senso e, insieme, c’è tutto il senso della vita. Vale più un istante di quel soffio che mille giorni di apparente tranquillità, di atarassia, di piccole routine. E’ la vita ragazzo, vivila, e accettane le conseguenze. E quando poi va male -e capiterà spesso- vieni a disperarti e a bagnarti ai bordi di un fiume, come un vecchio rincoglionito che non rinuncia mai…

Il ragazzo sorrise, poi si abbracciarono come se si conoscessero da sempre. Lasciò l’anziano ad asciugarsi e riprese a correre. Quella mattina corse a lungo e arrivò in ritardo alla sua lezione in facoltà.

Basilio Milatos ©Riproduzione riservata 

“Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti”. – Pablo Neruda

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4 pensieri su “IL VECCHIO E L’AMORE

  1. Non è giusto. Così fai sciogliere anche un cinico cronico e indurito come me! Complimenti sinceri, bellissimo racconto

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