IL POPOLO DEL WEB

Sesso in autoBattutine per la strada ai familiari, sguardi sarcastici rivolti al papà.
Sorrisini ammiccanti a scuola nei corridoi. 
La notizia in prima pagina sui media. 
Oltre 100mila visualizzazioni in due giorni del video che qualcuno ha messo sul web, oltre a farlo girare sui whatsapp di tanti Smartphone. 

No, non è l’ultimo video di Belen che fa sesso chissà in quale epoca e che improvvisamente salta fuori in rete. ad attirare milioni di visualizzazioni.

No. Qui si tratta di una semplice e sconosciuta ragazzina di 17 anni, una come tante, di un quartiere popolare di Palermo. Una ragazzina che si ritrova celebre suo malgrado. Una celebrità che le sta rovinando la vita. E’ seguita da un psicologa, non esce più da casa, non vuole andare a scuola. Qual è la sua colpa? Un pomeriggio della scorsa settimana si è appartata in auto e ha fatto l’amore col suo ragazzo, nel garage sotterraneo di un grande centro commerciale. Pensavano di essere soli, non visti, invece c’erano le telecamere interne della sicurezza. Qualcuno ha visto la scena, ha pensato bene di fare un video col cellulare, corredato pure di commenti salaci in presa diretta, e lo ha dato in pasto a questo famigerato “popolo del web”. Qualcuno che pensava di essere spiritoso, di fare una figata, una “tocata” come diciamo a Palermo, magari di avere il suo momento di consenso sociale facendo ridere gli amici e solleticandone l’anima guardona e quel pizzico di immancabile bava voyeuristica. E che probabilmente perderà il posto di lavoro per questa spiritosaggine, perché il caso è scoppiato e qualche testa dovrà cadere per mostrare al mondo che i “cattivi” alla fine soccombono e gli altri rimangono a specchiarsi compiaciuti della propria purezza. Magari gli stessi altri “puri” che fanno battutine al papà della ragazza; perché, per inciso, in questi casi, specialmente in Sicilia, è sempre sulla “femmina” che ricade il pubblico ludibrio, u’ masculu anzi ci fa pure la figura del trombeur focoso, al più imprudente. Eppure lui è stato inopportuno almeno quanto lei nella scelta del luogo in cui “consumare”. 

Ma la vera domanda è: scusate, ma chi è sto’ benedetto popolo del web? Siamo noi, siamo tutti? A cosa è interessato? Ci sono dentro anch’io, anche voi? Io spererei di no, vorrei sperare di non far parte di un variopinto “cluster” (come direbbero quelli che masticano di marketing) di internauti con bava alla bocca che magari non hanno idea di chi sia il Presidente della Repubblica o si guardano bene dal cliccare un articolo che parla di ricerca o di volontariato, ma si tuffano subito nel torbido di una scena rubata a due ragazzini in intimità, oppure sono pronti a vomitare commenti beceri sui social, a insultare defunti o ammalati, come una enorme discarica su cui far confluire il nostro peggio del peggio. Tuttavia, so benissimo che anche i miei click vanno a ingrossare i dati di un qualche contatore in un qualche server che serve a stabilire un sacco di cose: tendenze sociali, comportamenti di potenziali consumatori, profili psicosociali e tanto altro. E fenomeni che a volte senza apparente ragione diventano “virali”, ossia passano velocissimamente di pc in pc, di tablet in tablet, di smartphone in smartphone come una sorta di contagio impazzito. Virale, appunto. È questo che ci connota come “popolo del web”?

Non lo so. Come non so perché due ragazzini che fanno sesso attirino oltre 100mila visualizzazioni in 36 ore. Se voglio vedere una scena hard ci sono milioni di siti porno e di pornostar sicuramente più “brave” di una ragazzina di periferia. Che però ora si ritrova dentro un tritacarne che rischia di massacrarla. Sono stati ingenui, ok; inopportuni, cretini, quello che vi pare. Ma chi non lo è stato da ragazzo? Ebbene si, faccio il mio piccolo outing: io a 18 anni l’ho fatto in posti ben peggiori e più pericolosi del garage di un centro commerciale. Ma allora non esisteva il “popolo del web”, sarà per questo che ci andò bene?
Basilio Milatos ©Riproduzione riservata
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