COMPLEANNI

Compleanno candelineOgni tanto mi vengono le istantanee di alcuni momenti. Vita vissuta o anche semplice immaginazione, cose che ti girano lì, in qualche punto non meglio identificato del cervello. Per esempio, i momenti che precedevano un compleanno. Le attese. Una specie di retrospettiva del giorno forse più importante dell’anno, in chiave sentimentale, quando ami qualcuno per tanto tempo. E quel qualcuno è l’altra metà, quella che ti completa, quella senza cui la metà che ti appartiene non sarebbe com’è. Sarebbe un’altra cosa.

A ripensarci dopo, non riesci più nemmeno a ricordarli tutti. Cosa le regalasti per il terzo compleanno in cui stavate insieme? E il settimo? E il 15simo? Ti tornano in mente un po’ di regali, tutta la spremitura di meningi per scegliere prima il genere, poi il tipo di oggetto, immaginare mille volte se lei, da sola, comprerebbe per se stessa quella cosa. Soprattutto, la parte più bella, il vero motore di tutti i giorni precedenti: immaginare la sua faccia al momento fatidico in cui glielo dai. A proposito, che faccia fece quella volta dell’anello che tutti, dopo, ti dissero che era simbolico, che rappresentava, si insomma, quella cosa lì, il c.d. “fidanzamento”, mentre tu ti ostinavi a ribattere che era “un anello che mi piace e basta”? E le volte dei vestiti, sempre col patema che le cadessero bene addosso, che la misura fosse giusta. E il colore: non troppo eccentrico, che ha gusti classici, il tipo che ti sei scelta come compagna; ma neppure robe antiquate, sennò dice che la vedi così poco vivace. E le volte che hai voluto seguire il filone delle “originalità”, quando volevi stupirla? Per esempio, col carillon fatto a mano, che avevi cercato dappertutto e nei rari posti in cui lo trovavi costava un occhio.

E le feste a sorpresa? Lei a dire no, che non le voleva. Ma tu sapevi che in certi momenti, per certi compleanni, era importante che sentisse l’affetto anche degli amici, non solo il tuo.

Ti scorrono le istantanee di una vita, a ripensare ai compleanni. C’erano quelli dei momenti di crisi, quando volavano gli stracci, ma tu hai sempre cercato di celebrare un giorno speciale come si deve. E far sì che la realtà fosse simile all’immaginazione di ciò che doveva essere, più che a quello che realmente era. Poche storie, non sempre ci sei riuscito. Che la tensione si tagliava a fette in certi momenti.

Ci pensi. Ti accenderesti una sigaretta, anche se non fumi. Ci pensi. Alle facce tirate, agli auguri a denti stretti, quasi sottovoce. E no, non è che avresti voluto essere così, ma poi, nelle lunghe storie, arriva prima o poi una fase in cui il tuo “fuori” è del tutto dissonante rispetto al tuo “dentro”. E proprio non ce la fai ad essere spontaneo. A dire quello che pensi veramente, più spesso riesci a dire l’esatto contrario. E non sai nemmeno bene perché. A volte finisce che gli auguri li fai per interposta persona. O non li fai. Però ci pensi. Perché quando una storia è importante, quando dura a lungo, anche se dovesse finire, comunque finisca, per sempre, per tutta la vita, quel giorno lì non sarà mai un giorno come gli altri. 

Basilio Milatos ©Riproduzione riservata

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