BRAVA PERSONA

MigrantiEra un giorno qualunque, faceva un caldo afoso.  Dovevo fare diversi giri in auto, quella mattina, avevo sonno, ero preso dai miei pensieri. Distratto, procedevo a velocità normale su una strada ampia, traffico non molto sostenuto. Ad un tratto, mi accorgo che sto per superare la traversa verso cui dovevo dirigermi, quindi meccanicamente, senza neppure riflettere, giro il volante e svolto improvvisamente, senza freccia, né preavviso e senza guardare lo specchietto. Sento come un rumore di sottofondo di freni e gomme che strisciano sull’asfalto. Non ci faccio caso, non penso a niente, ma dopo un secondo scorgo un uomo scuro, esile, di statura media, con uno scooter piuttosto squinternato, che caracolla e impreca, verso di me. 

Esco dal mio stato di alienazione mentale e realizzo che lo stavo investendo. Ripenso al rumore di freni, non devo averlo preso per un pelo. Faccio una nuova virata, stavolta previo controllo dei veicoli nei paraggi, e vado verso di lui. E’ un uomo di mezza età, nero, coi baffi. Credo sia africano. Appena si accorge che mi sto avvicinando, lo vedo cambiare atteggiamento. Si impaurisce. Da aggressivo che era, come chi ti sta inveendo contro insultandoti, ora si mette sulla difensiva. Ma una difensiva quasi rassegnata, come uno su cui da un momento all’altro cadrà una tegola in testa, forse l’ennesima. Tanto da non schivarle nemmeno più, solo attendere che arrivi e levarsi il pensiero. 

Ora gli sono di fronte.

-Scusa amico, ero distratto.
-Io non dire niente di male, solo io paura, quasi caduto

-Non ti devi scusare tu, sono io che mi devo scusare con te
-Tu? Scusare con me?
-Certo, io, che per una stupida distrazione potevo farti molto male 

Non so cosa si aspettasse che gli dicessi, ma evidentemente non questo, perché appare spiazzato.

-Grazie, grazie…
-Amico, ma grazie di che, lo vuoi capire che potevo investirti?

-Voi qui di solito anche quando avere torto dire a noi “mutu testa di minchia di un turcu”. Tu no, tu gentile
-Amico, qui la testa di minchia sono stato io. E tu lasciali perdere quelli che ti dicono così quando hanno torto. Ignorali. Pensa che le teste di minchia esistono dappertutto, al tuo paese e anche qui, ma quelli sono pure incivili e arroganti. Tu da dove vieni?
-Da Ghana.
-Ok. Ora vieni con me 

Vedo un’ombra di paura che torna ad affacciarsi sul suo volto.

-Amico, tranquillo, ti porto al bar! Ti offro da bere. Bevi alla salute di questo testa di minchia che ti stava investendo.
-Grazie, tu no testa di minchia, tu brava persona.

-Anche quando fai il testa di minchia, rischi di trovare qualcuno che ti fa sentire una brava persona solo perché ti è rimasta ancora una briciola di umanità. Grazie a te, che mi stai facendo risentire il mio lato umano. Tu però non essere così gentile, così rassegnato. Incazzati amico, non sempre, ma con gli stronzi si!
-Io qui non avere diritto nemmeno di incazzarmi, amico. Io no permesso di soggiorno, no assicurazione a motorino, io praticamente non esistere. Io mangiare solo se lavare vetri o vendere qualche rosa a innamorati
-E uno senza permesso di soggiorno non si può incazzare?
-No amico, non può. Non essere conveniente, rischiare tanto per ottenere niente.
-Forse hai ragione. Scusa. E’ che tutti quanti pensiamo di sapere, di capire, di avere soluzioni. Invece non possiamo capire, perché non siamo nella tua condizione. Non veniamo da un posto lontano, non abbiamo rischiato la vita per arrivare e almeno abbiamo un documento addosso che certifica chi siamo e che abbiamo diritto a stare dove stiamo. Comunque… come ti chiami?
-Kofi
-E’ stato un piacere conoscerti, Kofi, anche tu sei una brava persona 

Basilio Milatos ©Riproduzione riservata

Nota: questo racconto è ispirato da un episodio realmente accaduto lo scorso mese di settembre. Mi è tornato in mente in questi giorni, quando mi sembra che da più parti ci si dimentichi che, prima di tutto, è di persone che parliamo…

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