SE AVESSI SAPUTO

pupilleSe avessi saputo quanto struggimento. Se avessi saputo quante notti a girarsi senza prender sonno, a fumare virtualmente le sigarette che non ho mai fumato e che detesto.

Se avessi saputo quante volte lo stomaco chiuso per i nervi, senza poi neppure perdere un etto.
Se avessi saputo quante volte ora basta, quante volte ma che vuoi da me, quante volte non ne vale la pena, quante volte ma chi te lo fa fare: per poi smentirsi dopo poche ore.
Se avessi saputo quante cose non avrei mai pensato di fare. Ma chi, io? No, a me mai cose così mai. Agli altri, forse, a me no. E invece si. Proprio io, proprio a me.

Se avessi saputo il sapore acre del fiele in bocca tutte le volte che ti ritrovi a pensare, come quel vecchio film di Verdone: maledetto il giorno che ti ho incontrato.

Se avessi saputo che finiva così, in un tale disastro; il disastro che è svegliarsi dal torpore, sentire ogni lembo di pelle e di anima pulsare di emozioni, che disastro è provare quella sensazione di dirompente vitalità e sapere poi che non vuoi più farne a meno: un disastro.

Se avessi saputo, prima. Ma ora lo so. E sapendolo, se potessi girarmi dall’altro lato nell’istante in cui ho incontrato il tuo sguardo, cercherei, ancora e di nuovo, esattamente il centro esatto della tua pupilla. Proprio il nucleo dei tuoi occhi. Sapendo lucidamente il precipizio dentro cui mi stavo tuffando, avendone precisa contezza, il centesimo piano, sul balcone senza ringhiera, né materasso sotto; ma siccome sono quello lì, forse un idiota che neppure Dostoieskij ci scriverebbe un romanzo, oppure un sognatore un po’ pirla, o forse al contrario il più saggio dei saggi, uno che non avendo capito un cazzo della vita invece ha capito tutto, se avessi saputo… lo rifarei.

Ti racconterei ancora mille storie, ubriacandoti di bicchieri non bevuti, di un vino non in commercio, mentre ti porto via con me.

A me i tuoi occhi. E restiamo a fissarci, un istante o un’eternità. Per ragionare, pentirci e casomai patirne, ci sarà tempo. Domani, dopodomani, il prossimo anno o la prossima vita.

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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