L’ANSIA DI ESSERE AMATI

mare-inverno-by-erikaTutti sempre lì, presi dall’ansia di essere amati, dal terrore di non esserlo mai. Di non esserlo più, oppure, la variante peggiore: di non esserlo mai stati veramente e di avviarci un giorno, più o meno lontano, al crepuscolo senza conoscere davvero quella fiamma, la principale se non l’unica, che rende una vita davvero degna di essere vissuta: l’Amore.

Non è solo, come spesso si sente, la paura della solitudine, o almeno, non soltanto: è proprio il bisogno di sentirsi rassicurati, di avere la certezza che si è vissuto veramente, che il cuore batte e si fa battere, che si è “vitali” per qualcuno, ossigeno e linfa. Allora sì -pensiamo- allora esistiamo veramente, non siamo solo di casuale passaggio. Qualcuno si è voltato, mentre passavamo, non siamo passati e basta.

Presi da quest’ansia, latente o esplicita, trascuriamo o dimentichiamo una cosa fondamentale. Tra l’altro preliminare, rispetto all’essere amati: imparare ad amare. Amare e basta. Senza riempire vuoti. Senza compensare scompensi antichi. Senza cercare luoghi antichi dentro, granelli di polvere causati da qualche tipo di abbandono, vero o presunto, senza attribuire, consciamente o meno, nessuna funzione a quella persona. Senza salvezze da ricercare, o da dare. Senza crediti da riscuotere per aver sofferto un tempo, casomai, come se fossimo gli unici. Senza incantesimi per i quali una somma di squilibri diventi d’improvviso un equilibrio perfetto. Senza una ragione. Che in fondo è così l’Amore, non ha spiegazioni né ragioni, e non ne ha bisogno.

Confondiamo idillio e amore, emozioni, infatuazione, attrazione, e amore. Comodità, piccoli e grandi egoismi, il piacere di avere chi si prende cura di noi, e amore. 

E’ un tempo di perenni insicurezze, di perenni ricerche di conferme, di discese da prendere invece delle salite, di focalizzazione sul prendere, prima che sul dare; sul parlare, prima che ascoltare. Vogliamo l’Amore ma lo vogliamo “easy”, non deve complicarci la vita, non deve farci rinunciare a troppe cose, deve essere tutto e sempre all’insegna del segno più, mai della sottrazione. E a volte, ci tiriamo indietro appena passa l’idillio, l’infatuazione, l’epoca dei sorrisi spontanei e arrivano le difficoltà e le salite da affrontare. Ci rimane dentro il malessere di un rimpianto, forse di un rimorso, una melassa con cui crogioliamo il nostro vezzo di sentirci complessi, di avere un animo nobile e artistico al quale addossare le responsabilità della eterna incompiutezza. Un quasi che non è mai tutto, ma che quel tutto aspetta e pretende come fosse dovuto e comunque dovesse venirci offerto da fuori di noi. Come se tocchi ad altri riempire il nostro vuoto.

Siamo ragazzi, siamo adulti, siamo maturi, siamo immaturi, eppure abbiamo sempre l’ansia di essere amati, per poi ritrovarci nel verso di quella canzone: “l’amore conta, e conta gli anni a chi non è mai stato pronto”. Ma se non è pronto, se non ha mai imparato ad amare veramente, che amore cerca?

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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Foto by Erika Sichera

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