DIECI ANNI

dieci-anniDieci anni di voi. 

Dieci anni di vita. Per voi, dal punto zero. Per me, un nuovo inizio. Qualcosa che non ha cancellato il resto, ma ha cambiato il senso di tutto. E i miei occhi. Voi avete cambiato il modo in cui guardo il mondo, Dio, le stelle, la vita, l’amore, me stesso.

Dieci anni di istantanee che si sovrappongono: due ore di ansie che non auguro al peggior nemico, poi… voi. Il primo vagito, un pannolino cambiato, l’incredibile scoperta che con l’odore e perfino col contatto con la cacca di un esserino dolce ma puzzolente non si muore! Semplicemente, si smette di essere inutilmente viziati e schizzinosi. La prima notte a casa, non dormire per il terrore che non respiriate. E poi il primo bagno al mare, il primo viaggio e la macchina stipata. Il sonno che diventa sogno, illusione, per lunghi mesi una chimera. Occhiaie infinite, ma va bene così.

Faticare. E sorridere, se sorridete voi.

Dieci anni, il tempo passa vecchio mio. E infatti ora ti tocca la festa, Rovazzi a tutto volume e io che mi irrito nel non irritarmi: come posso tollerare che in mia presenza si ascolti questa roba?

Dieci anni e già mi tocca sopportare l’amichetto che alla festa, A CASA MIA, fa il regalino romantico. Io ostento una finnica e glaciale indifferenza, eppure si girano tutti verso di me e sogghignano, sostengono (visionari…) che io sia di color porpora in viso mentre lui fa gli occhi dolci A MIA FIGLIA…

Dieci anni che a contare i giorni… ma dove sono? Com’è possibile? E’ uno scherzo, dai.

Dieci anni di sorrisi (nostri), risate e capricci (vostri), di “no che aiutano a crescere” (ipoteticamente nostri… molto ipoteticamente).

Dieci anni di vita, io che vi ho generato, con vostra madre, ma voi che mi avete restituito tutto con gli interessi… così, senza saperlo, solo sorridendo. Così, senza saperlo: solo essendo come siete.

Dieci anni ed io che continuo a chiedermi, come lo zio Luciano nella canzone, “chissà se sarò pronto mai”. Non lo so ancora, sapete. Sono qui, siete qui, da dieci anni, ed io mi sento sempre un po’ inadeguato, sempre un po’ indietro rispetto al padre e all’uomo che vorrei e forse dovrei essere, al padre e all’uomo che vi meritate. Il massimo che posso, non dico mica la perfezione. Comunque, siate indulgenti, un giorno, quando riguardando indietro noterete tutti gli errori che ho fatto, faccio e continuerò a fare…

Dieci anni di voi, che poi siete me. E meno male, per me, che ci siamo così indissolubilmente mescolati. Mi avete dato una pienezza nuova e sconosciuta della vita, a me che così visceralmente combatto da sempre col vuoto; forse mi avete salvato da me stesso, di sicuro, mi avete reso un uomo migliore.

Dieci anni che sono felice che ci siate. E tutto questo, in fondo, è solo così che si riassume: sono felice che ci siate. Così felice che… non saprei più neppure immaginarmi senza

Basilio Milatos @riproduzione riservata

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