ODORE DI FETA

Tutto quel bianco a gradazioni diverse. Il colore insieme all’odore intenso della feta, mescolato con aglio e olio, QB, quanto basta.

Il difficile, come sempre in cucina e nella vita, è individuare la misura esatta di quel QB. Improvvisamente, la tua e nostra Grecia mi arriva dentro, in fondo, dove già è: come tutte le emozioni forti passa anche attraverso i sensi, questa volta l’olfatto. Un’emozione forte non è mai solo una questione di anima o di testa, è prima di tutto una vibrazione del corpo. 

Mi vedo nel mescolio meccanico degli elementi. Mi adopero per indovinare le quantità giuste di ogni componente, la velocità con cui frullare, il tempo. L’origano è già pronto, il peperoncino accanto, per la spruzzata finale. Adesso sì, papà, adesso ho imparato a farla buona come la tua. Vorrei compiacermene, invece ho solo il pensiero amaro che tu, adesso, il sapore non lo senti più, non lo riconosci più. Ti ho raccontato della preparazione il giorno dopo, hai annuito fingendo di ricordare per farmi contento, e io a mia volta ho finto di credere alla tua piccola recita.

Ogni padre è supereroe a modo suo. Per me tu lo eri tutte le volte che ti chiedevo soccorso, quando avevo ospiti a cena cui far gustare un sapore forte e fortemente evocativo di Grecia.
Con gli occhi di un ragazzino, anche da adulto, guardavo la tua opera sapiente, la maestria sicura di pochi gesti e alla fine l’equilibrio perfetto di odore, aspetto e sapore. La crema di feta era pronta. E io orgoglioso di servirla, spesso insieme ai soublakia e al mousaka, quel vessillo esibito con soddisfazione delle origini tue, e quindi mie.

Ci ripenso come davanti ad un flashback imprevisto e sento insinuarsi rapidamente la stessa sensazione di malinconia struggente che ti prende quando la radio passa una canzone che non sentivi da una vita e in un attimo ti riaffiorano ricordi, immagini, scene sopite, nascoste nel tempo, ma non perse.

Oggi sono io con le mani unte, a spezzettare la feta e l’aglio, un tempo eri tu. Un tempo in cui le cose erano diverse, la tua tempra diversa, la tua lucidità diversa e persino i nostri scontri diversi. Ora che non ci sono più, quasi li rimpiango.

Mi prende una botta di malinconia, un accenno di occhi lucidi e non è l’aglio. Di là gli amici, proprio come un tempo, solo che ora ci sono meno capelli lunghi e più bianchi, più fronti stempiate, e poi i bambini, le risate, il vino; ma mi prende così, all’improvviso, per un odore che riporta lontano, che scava verso le origini della vita, verso terre lontane eppure vicinissime. Forse è solo che vorrei riportare tutto indietro, vorrei riportarti a Cefalonia, o forse è solo così, attraverso poche parole intrise di feta e di aglio, che riesco a dirti: mi dispiace, papà 

Basilio Milatos ©Riproduzione riservata

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