UN UOMO UN TROLLEY

TrolleyE come sempre prima di ogni viaggio, rigorosamente all’ultimo minuto, la sera tardi prima del volo all’alba successiva, arriva il fatidico momento in cui tu e lui vi trovate faccia a faccia e vi guardate, come Clint Eastwood o Giuliano Gemma nei vecchi spaghetti western, quando i cowboy si sfidavano, una di fronte all’altro, sotto un solo cocente a colpi di sguardi, prima che uno dei due facesse secco l’altro. 

Mi hai fregato un sacco di volte, maledetto di un trolley, e dire che ogni volta partivo con la sicurezza assoluta di dominarti in scioltezza, peggio del Brasile di Eder e Zico a Spagna ’82, prima della partita con l’Italia. Quella quando poi Pablito Rossi fece tre goal e decine di brasiliani in patria finirono suicidi per il dispiacere. Ebbene, io non mi sono mai suicidato, né lo farò questa volta, però per farmi incazzare mi fai incazzare di brutto, eh. 

Anche stavolta penso che in fondo devo star via pochi giorni, che vuoi che sia? Qualche mutanda, qualche calzino, tre camice, tre Lacoste, un costume ma anche un cardigan e un giubbotto, dato che vado su un’isola e in fatto di clima non è che ci si capisca più granchè. Che vuoi che sia? Ti ci faccio entrare tutto e faccio pure restare spazio. Ah si, un paio di scarpe da tennis non te le devi portare? E le pantofole? Sacre. E i libri? Almeno quattro, metti le attese in aeroporto, i voli, metti che qualcuno non mi piace? Ok ok, farò più attenzione, ma ti liquido in un baleno lo stesso, maledetto di un trolley. 

Infatti, puntualmente… alla seconda camicia, il cardigan, le magliette e le scarpe, già il vil marrano è praticamente pieno. Manca ancora un sacco di roba e siamo già pressochè out. E quelli di Ryan non scherzano: se il bagaglio a mano pesa un grammo più dei 10 kg di prammatica tu resti a terra e puoi goderti da giù il decollo del tuo volo, con tanti saluti al check-in on line e agli euro spesi per i biglietti.

Non è possibile, qui avvengono strani fenomeni paranormali. Ok che i miei indumenti sono tutti di misura L preceduta da un imprecisato numero di X, ma è mai possibile che dopo una manciata di cose il trolley “a misura” Ryan Air sia già pressoché pieno? E le altre cose, dove le metto? 

Alt, ricominciamo. Analisi di processo, a ritroso step by step per scoprire dove sta il baco di sistema. Problema numero uno: malgrado svariati corsi di formazione e numerosi training sul campo sotto la sapiente e autorevolissima guida di tua moglie, ancora pieghi le camice in modo tale che una decina, messe così, coprirebbero l’intera superficie della Salerno-Reggio Calabria, cantieri compresi. Riapriamo, ripieghiamo, ribottoniamo, prendiamo il goniometro e altri strumenti di precisione in uso alla Nasa per calcolare gli angoli più redditizi in termini di spazio occupato, e ok: qualche centimetro cubo è stato recuperato, ma insomma, siamo ancora lontani dalla meta. Stesso procedimento con le magliette, ma qui è più facile: lo spazio recuperato però è irrisorio. Il cardigan occupa un mucchio di spazio. Ma si, chi se ne frega, tanto con sto’ caldo figurati se lo userò e poi quando mai io ho sofferto il freddo? Non sto mica andando in Siberia, per cui via, lo lancio con sprezzo del pericolo sulla poltrona. 

Continuo la dieta dimagrante da bagaglio a mano mollando a casa qualche altra cosa qua e là e alla fine mi appresto alla resa dei conti: la chiusura del malefico trolley. Parto dalla prima estremità, lato corto, la cerniera procede. Cm dopo cm si indurisce sempre di più, la distanza tra parte inferiore e superiore aumenta e sono sul punto che se continuo a pressare rompo la cerniera. Intanto, la mia faccia somiglia sempre più a quella di Falcao dopo il terzo goal di Rossi sempre in quel famoso Italia-Brasile, una via di mezzo tra sgomento, stupore e nervi a fior di pelle, ma mi ricordo della mia nuova filosofia di vita, tutta fatta di “love and peace” e di “non sono questi i veri problemi della vita”. Per cui respiro profondamente, ritiro tutto fuori e ricomincio. Mi convinco che in fondo è divertente e che bisogna saper ridere di se stessi, insomma, sciorino un po’ di mantra autogeno per evitare di mettermi a urlare in piena notte. Alla fine, decido di passare alle maniere forti: mi ci siedo sopra e schiaccio tutto il contenuto. Se non si chiude manco così vorrà dire che partirò con due camice e tre magliette indosso, oltre al giubbotto. Magari sudo un tantino, ma così il trolley deve chiudersi per forza! 

La cosa più deprimente? Ripensare a quando lo prepara mia moglie: 7 minuti, 35 secondi e 8 decimi netti, mettendoci dentro due volte le cose che ci metto io. Ma come cazzo funziona il software dal titolo Praticità 2.0 delle donne rispetto a noi maschietti?? 

Basilio Milatos © Riproduzione riservata

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6 pensieri su “UN UOMO UN TROLLEY

  1. Mi fa troppo ridere immaginarti alle prese con il bagaglio.
    Per l’ennesima volta penso quanto sei bravo a scrivere. ..è davvero un piacere leggerti…
    Ma un bel libro no?

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